Carceri, a Venezia contagi tra gli agenti penitenziari

Quattro poliziotti positivi a Santa Maria Maggiore, direttrice e agente malate alla Giudecca. Clima teso dopo l’ultima protesta

VENEZIA. Quattro agenti positivi nella casa circondariale di Santa Maria Maggiore e poi la direttrice e un’altra agente, sempre positive, nel carcere femminile della Giudecca.

Il Covid torna a penetrare negli istituti penitenziari di Venezia, questa volta non interessando però i detenuti.


Ma è comunque una situazione che va ad aggravare ulteriormente il fragilissimo equilibrio delle nostre carceri. L’esempio emblematico consiste nella rivolta di mercoledì pomeriggio, quando i detenuti del carcere maschile hanno sbattuto per mezz’ora vari oggetti sulle porte e sulle inferriate, per richiamare l’attenzione degli esterni. Deflagrazione - fortunatamente, senza conseguenze - di una miccia accesasi poco prima, con le minacce (rimaste tali) rivolte da alcuni reclusi alle infermiere della struttura. Infermiere che, per questo, hanno deciso di “scioperare”, posticipando di un’ora la quotidiana consegna dei farmaci.

Ignari della decisione, i detenuti hanno iniziato a protestare, costringendo gli agenti a un’affannosa corsa tra le celle e l'infermeria, nel tentativo di capire cosa fosse successo. «Se fosse stato presente lo staff dirigenziale, probabilmente tutta questa situazione si sarebbe potuta facilmente evitare», commenta Sergio Steffenoni, garante dei detenuti, in proroga fino al 15 gennaio, quando sarà nominato il successore. «Le infermiere delle cooperative fanno un lavoro complesso e sottopagato. E ora devono anche fare i tamponi. Meritano maggiore considerazione e aiuto».

Le condizioni nelle due carceri veneziane appaiono estremamente delicate. Entrambe le strutture sono momentaneamente prive delle relative guide, con la gestione che è ora nelle mani dei direttori delle carceri di Treviso e di Belluno. E poi la carenza si registra anche tra gli educatori: uno per ciascuna sede, invece dei tre che dovrebbero esserci. Questioni a cui aggiungere il ben noto problema del sovraffollamento. «Un conto è godere di una continuità, altra storia è essere perennemente in sostituzione» spiega Steffenoni, nel provare a motivare quanto accaduto mercoledì.

Ma la situazione di Venezia ripete quella delle altre realtà della regione (e non solo), con difficoltà che si ripercuotono, a effetto domino, sulle altre strutture. «Il provveditore delle carceri del Triveneto, Enrico Sbriglia, è andato in pensione sei mesi fa. Il posto è ancora vacante, ma dovrebbe presto essere coperto da una persona in arrivo da Ancona. La casa circondariale di Padova è priva del direttore, così come le carceri di Vicenza, Rovigo e Trieste. A queste condizioni è evidente che il clima sia esasperato» conclude il garante Steffenoni. —



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