Pasticcio Covid Hotel: da Jesolo a Mestre molte richieste ma non si muove nulla

Le due strutture del Veneto Orientale aspettano ancora i documenti dalla Regione. A Venezia continua la ricerca di una struttura adeguata

VENEZIA. Covid hotel al lido di Jesolo, ancora nessuna conferma dalla Regione. Così pure per la struttura mestrina. Ma se l’Usl 3 in questo momento si appoggia ad altre strutture, l’Usl 4 è pronto ad anticipare le spese in caso di emergenza in modo da velocizzare i tempi.

Le due strutture ricettive messe a disposizione dalla famiglia Rizzante, l’hotel Lucciola e il residence Progresso, 24 stanze e 12 appartamentini in via Dante, quinto accesso al mare, non hanno ancora ricevuto alcun documento formale dalla Regione per poter aprire le porte ai primi pazienti positivi asintomatici che non possono restare in famiglia.

Si tratta di una garanzia per quelle famiglie che non possono rischiare altri contagi e i cui membri positivi devono essere allontanati pur non necessitando di un ricovero.

«Stiamo ancora aspettando - dice il titolare degli hotels del lido, Matteo Rizzante - ma per il momento siamo solo stati informati per via indiretta, dopo che in estate avevamo messo a disposizione le camere per ogni emergenza. Ci hanno chiamato già molto persone che stanno cercando una sistemazione, positivi che non hanno sintomi gravi e che non possono restare in famiglia, ma non possiamo accoglierli per il momento. Ci sono poi i posti letto che abbiamo messo a disposizione autonomamente a medici e infermieri del Covid Hospital di Jesolo e che offriremo presso le altre nostre strutture ricettive, Terrazza Sorriso e Adlon, e che saranno pagate dalla nostra Onlus Cej che sta raccogliendo i fondi e contributi anche attraverso la pagina Facebook appositamente creata».

Il direttore generale dell’Usl 4, Carlo Bramezza, intanto è pronto ad accelerare sui tempi in caso di necessità. «Se non ci saranno novità nel breve periodo, garantiremo noi il pagamento per le strutture ricettive a disposizione per i positivi asintomatici.

Sono strutture ricettive che si sono messe a disposizione a suo tempo e che la Regione ha ora preso in considerazione. Allora noi eventualmente svolgeremo le pratiche necessarie e pagheremo in anticipo poi ci accorderemo con la Regione in un secondo tempo».

A San Donà, la locanda Mirafiori a Tessere, è stata messa invece a disposizione dal titolare Carmine Ruocco per le Usca, unità speciali di continuità assistenziale, ovvero medici e infermieri che lavorano nel territorio per assistenza e tamponi e che hanno bisogno di un punto di appoggio. Inizialmemente l’Usl l’aveva presa in considerazione anche per i contagiati come a Jesolo, ma adesso è punto di riferimento solo per il personale sanitario.

L’ultimatum del commissario Arcuri è scaduto il 17 novembre. Eppure, a undici giorni da quella data, l’Usl 3 non ha ancora il suo Covid hotel. Così come sembrava essere fatta per lo StayCity, l’aparthotel di via Ca’Marcello, inserito nella lista diffusa dal governatore Zaia. Ma la struttura si è sfilata dall’accordo all’ultimo momento, facendo valere una clausola. Da quel giorno, il nulla.

«Stiamo continuando a cercare strutture adatte e abbiamo diversi contatti. Quando avremo il dato, ve lo forniremo» le parole del direttore generale dell’azienda sanitaria Giuseppe Dal Ben. «Noi abbiamo già fatto questo tipo di sperimentazione nei mesi scorsi, utilizzando appartamenti, la Casa a colori di Dolo e altre piccole realtà. Strutture che sono state utilizzate, ad esempio, per gli ospiti della Croce rossa di Jesolo».

Del “Covid hotel”, però, non v’è traccia. Si tratta di un ruolo che non potrà essere assunto dal solo albergo di Dolo, che ha a disposizione appena 25 camere e la cui direzione comunque non prevede prezzi di favore. E un simile ruolo non sarà assunto nemmeno dal padiglione Fassina dell’ospedale di Noale, come spiega lo stesso Dal Ben: «Il “Covid hotel”, in Veneto, è un albergo. Mentre il padiglione Fassina è una struttura di assistenza sanitaria, seppur di “quarto livello”». —

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