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Fermata stadio e nuove case con il treno per l’aeroporto Marco Polo di Venezia

Raffica di prescrizioni, 22, nel parere della giunta regionale, ora il verdetto spetta al Cipe. Chiesto un nuovo piano finanziario per mitigazioni e indennizzi

Mitia Chiarin
2 minuti di lettura
Ecco come sarà la nuova fermata del treno vicino alla darsena dell’aeroporto Marco Polo 

VENEZIA. Con il decreto numero 945 del 23 novembre, la giunta regionale ha trasmesso al Ministero dei trasporti il parere positivo, ma pieno di prescrizioni, del comitato di valutazione ambientale sul progetto definitivo di Rfi del treno per l’aeroporto Marco Polo. Opera strategica per il governo Conte, che si vuole pronta per le Olimpiadi del 2026 di Milano e Cortina. La Infrastruttura ferroviaria, rivista alla luce dell’accordo Save-Enac-Rfi del 2017, vale ben 425 milioni di euro che ora spetta al Cipe confermare.

Ma il parere della Regione Veneto chiede che si aumentino i milioni di euro per le mitigazioni e gli indennizzi visto l’ingente impatto dell’opera sul territorio: la bretella di 8 chilometri devia dalla linea Venezia-Trieste per arrivare a Tessera, con la stazione interrata a ridosso della darsena aeroportuale. In avvicinamento all’aeroporto il treno scende in galleria, 3,5 chilometri di lunghezza, su un binario singolo sotterraneo con conformazione “a cappio” e stazione passante per i treni.

Progetto da tanti contestato, ma che va avanti con una raffica, ben 22, di prescrizioni. Una analisi condivisa dalla Regione, da Comune di Venezia e Città metropolitana. Nel progetto va inserita la fermata Stadio nel Quadrante di Tessera assieme alla viabilità prevista dal progetto del Quadrante e dal quello del Bypass e la realizzazione del by-pass provvisorio sulla bretella autostradale (a nord invece che a sud) per renderla compatibile con il progetto del nuovo Stadio, già dichiarato di interesse pubblico dal Comune.

Ma il parere mette nero su bianco che Rfi deve adeguare la previsione economica delle mitigazioni e compensazioni per il territorio che si troverà confinato «su tutti i lati da infrastrutture autostradali e ferroviarie, e per tutti i residenti e le aziende interessate dal tracciato, con integrale inserimento nel Quadro economico dell’opera».

Non bastano i 30-40 milioni di euro per gli espropri e l e mitigazioni. Serve attivare tutte le misure a garanzia «dell’occupazione e della continuità del tessuto economico-produttivo dell’area interessata e gli interventi compensativi connessi alle azioni ablative di privati, nonché dei danni e della compressione di diritti, diretti e indiretti, anche temporanei, a favore di cittadini privati ed aziende dovranno avere carattere compensativo, reintegrativo e pienamente satisfattorio».

E se necessario Rfi si deve accollare il costo di spostare una parte di residenti di Dese e via Ca’ Litomarino con « nuove localizzazioni residenziali all’interno di un quadro urbanistico di piena vivibilità, anche attraverso il ricorso ad organi straordinari».

Altre richieste: il rifacimento del ponte sulla Fossa Storta; interventi di rialzo degli argini del canale Sottodese; la sistemazione della nuova idrovora di Catta; la realizzazione di barriere fono assorbenti, anche nel tratto storico della ferrovia Venezia-Trieste; nuovi percorsi ciclopedonali tra via Pialoi e via Bosco Berizzi in località Pialoi; un collegamento tra l’abitato di Dese e di Tessera; un collegamento tra la nuova stazione ferroviaria, ipogea, dell’aeroporto, con il centro abitato di Tessera. —

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