Veneziana morì a 25 anni per un’embolia non diagnosticata, l’Usl risarcisce la famiglia

Miriam Tabata De Giovanni si spense dopo la visita in ospedale. Il dolore della famiglia: «Errori del genere non devono più ripetersi»

VENEZIA. Miriam Tabata De Giovanni è morta a 25 anni, per un’embolia polmonare. È successo il 30 ottobre dell’anno scorso. Qualche giorno prima, la ragazza si era rivolta al pronto soccorso dell’ospedale civile di Venezia per dolori al petto e difficoltà di respirare, ma era stata mandata a casa.

Un fatale errore diagnostico secondo l’anatomo-patologo Bruno Murer consulente della famiglia De Giovanni. Ora - per quella morte tanto tragica - l’Asl Serenissima (per tramite del suo servizio assicurativo) ha accettato di pagare alla famiglia della ragazza - i genitori Flavio e Cristina, i fratelli Boris e Igor e al suo fidanzato - un risarcimento di 650 mila euro, giungendo ad un accordo con i legali Augusto Palese e Niccolò Bullo.

«A volte i pazienti sono trattati solo come numeri, quando succede e non si ascoltano le loro storie si corre il rischio di causare tragedie, come nel nostro caso. Ci pare comunque che le cose siano diverse oggi e che la situazione sia migliorata, anche il riconoscimento dell’azienda sanitaria lo dimostra», l’appello dei genitori di Mirian, Flavio e Cristina, «Non vogliamo più una lettera di condoglianze, né una targa, ma sarebbe bello se nel cortile dell’ospedale trovasse spazio una pianta, un arbusto dedicato a Miriam: non fine a se stesso, ma proprio come ricordo e memento delle conseguenze».


«Siamo consapevoli che nessun risarcimento potrà mai colmare il vuoto lasciato dalla perdita di una figlia, una sorella, una fidanzata», commentano gli avvocati Augusto Palese e Niccolò Bullo, «ma c’è soddisfazione per il risultato: è stata una trattativa lunga e non facile, ma - bisogna dirlo - agevolata anche dall’atteggiamento dell’azienda sanitaria che, fin da subito, si è resa disponibile al dialogo, dimostrando di aver preso a cuore la vicenda».

Dolce il ricordo che il fratello Boris ha affidato ad uno scritto: «Se la vita è fatta di sfumature, alla mia è stato rubato un colore. Un anno è passato e ancora non riesco ad accettarlo: il 30 ottobre scorso Miriam si è spenta dopo aver lottato per ore assieme alle persone dell’unità mobile del 118, che non hanno risparmiato nessun attimo delle loro forze per far continuare a battere quel suo splendido cuore pieno di gioia e speranza per tutto e per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerla. Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, ma è dagli errori che si deve imparare per non ripeterli, un anno fa è stato commesso un immenso errore, un errore che poteva evitare tutto questo, un errore che ha fatto chiudere per sempre due occhi stupendi, un errore che sta in una diagnosi completamente sbagliata - perché non era minimamente una polmonite - e in una comunicazione detta da personale competente non presa in considerazione e da avvertimenti non ascoltati, per poi dimetterla solo due giorni prima di questo maledetto giorno. Cose del genere non devono più succedere».



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