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L’Usl 3 affida a privati la gestione di Noale Il sindacato: «Scelta politica sbagliata»

Nel Padiglione Fassina saranno ospitati 120 posti per i malati meno gravi: pubblicato un bando da un milione di euro

NOALE. La gestione dell’area Covid all’interno dell’ospedale Calvi di Noale sarà affidata a un privato. Lo conferma il bando di gara apparso lunedì 23 novembre nel sito di Aria, la società che è centrale unica per gli acquisti della Regione Lombardia, e che si rivolge ai potenziali attori (privati), perché si facciano avanti per prendere in mano l’organizzazione dell’ospedale, dismesso 12 anni fa, pronto (o quasi) a diventare terzo Covid hospital dell’Usl 3. La scadenza del bando è fissata per lunedì 30 novembre, giorno entro cui esprimere la propria candidatura alla «Manifestazione di interesse per l’affidamento della gestione dell’area Covid-19 presso il presidio ospedaliero di Noale “palazzina Fassina”». Il valore del bando è di poco superiore al milione di euro: 1.023.304 euro, per l’esattezza. Sono dunque confermate le preoccupazioni espresse alcuni giorni fa da Daniele Giordano, segretario provinciale della funzione pubblica di Cgil, che ora tuona: «La scelta della Regione di privatizzare la sanità veneziana è gravissima e fa emergere la scelta politica di utilizzare questa fase per privatizzare l’assistenza ai cittadini».

A Noale proseguono i lavori di allestimento del Padiglione Fassina dell’ospedale, chiuso 12 anni ma, secondo il piano dell’Usl 3, destinato a diventare un nuovo Covid Hospital, con il trasferimento dei pazienti meno gravi, ma che necessitano di cure ospedaliere, e l’attivazione di 120 posti letto, per un investimento (di Regione e azienda sanitaria) da 300 mila euro. La struttura c’è, i soldi sono stati messi. Ora bisogna scegliere la gestione.


«Se manca il personale da assumere nelle strutture pubbliche, allora come può il privato reperire queste stesse professionalità?» si interroga ancora Giordano, parlando di una vera e propria scelta politica: «Una scelta politica che toglie al pubblico il controllo dell’emergenza e non garantisce in alcun modo la qualità dell’assistenza». Anche la vecchia (nuova) palazzina Fassina dell'ospedale Calvi andrà dunque a infoltire la schiera di strutture private, cui si appoggia il sistema sanitario.

Un sistema di ospedali convenzionati che, nell’Usl 3, è già una galassia ben definita e stabile. A Venezia, con il Fatebenefratelli, e al Lido con il San Camillo, gestito da Fondazione Villa Salus, che a sua volta è a capo dell’omonimo ospedale (ora Covid hospital) sul Terraglio. E poi c’è il Policlinico San Marco, a Mestre. Strutture veneziane a cui se ne affiancherà una quinta, in provincia.

Con l’intenzione di privatizzazione che, spiega sempre Giordano, potrebbe interessare anche la gestione dei nuovi posto letto a Chioggia. «Non è possibile che, in un momento in cui si sospendono le cure ai cittadini per dirottare il personale sull’emergenza, si arrivi a privatizzare il sistema», conclude il sindacalista, facendo un appello alle forze politiche, «perché intervengano e fermino quanto sta avvenendo. L’emergenza sanitaria in corso deve essere gestita dalla sanità pubblica e questo momento di grande difficoltà non può diventare la scusa per striscianti operazioni di privatizzazione».

L’ultima stoccata di Giordano è riservata ad Azienda Zero, l’ente a cui fanno capo tutte le Usl venete. «Ci sorprende che dopo aver sbandierato l’efficienza della nostra Azienda Zero ci si rivolga alla struttura degli acquisiti della Lombardia, nota alle cronache per l’acquisto dei camici del cognato del presidente Fontana, dando il segno che il Veneto non ha una struttura pronta a gestire operazioni di questo tipo, mentre diciamo di essere un modello per l’Italia». —

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