Mestre, la protesta degli studenti medi: «Stop alla Dad, vogliamo tornare in aula»

Tavolini, personal computer e connessione davanti allo Stefanini: sfidano il freddo per rivendicare il proprio diritto allo studio

MESTRE. Diritto allo studio e basta con la didattica a distanza: ecco i due cardini della prima concreta protesta del Coordinamento degli studenti medi, messa in atto ieri mattina nel giardino dell'Istituto Stefanini. Una quindicina di allievi- dalla seconda alla quinta - di varie scuole superiori del territorio comunale, si è data appuntamento alle 7.45 per seguire le lezioni al proprio computer. Alunni di Tommaseo, Algarotti, Gritti, Stefanini e Marco Polo organizzati di tutto punto.



Banchi, tavoli da sagra, sedie, cavi elettrici sfruttando alcune batterie per alimentare i computer portatili, wi-fi e anche tè, caffè e merendine per l'intervallo. Il tutto avvisando il giorno prima la Questura ma non l'istituto scolastico.

L'INIZIATIVA



«Sono diverse le motivazioni che ci hanno spinti a dar vita a questa protesta» afferma Maria Mingardi, una delle studentesse promotrici. «Vogliamo innanzi tutto riappropriarci dello spazio delle nostre scuole, e poi guardiamo all'aspetto sociale e umano che sta venendo meno, non potendo entrare in classe ma dovendo studiare da casa, guardando solo un computer. Siamo contro la didattica a distanza (Dad), perché è una soluzione solo nella effettiva emergenza, e non dà davvero la possibilità di istruire i giovani. Una intera generazione sta vivendo questa situazione assurda». Al freddo, sull'erba ricoperta dalla brina, tra qualche colpo di vento e le foglie che cadono sul prato, i ragazzi hanno iniziato le lezioni e le interrogazioni online.



GLI STRISCIONI

Sulla cancellata uno striscione con scritto «Il nostro diritto allo studio è appeso a un filo, la Dad non è la soluzione». E poi alcuni cartelli attaccati ai tavoli che hanno preso di mira il problema dei trasporti e il non dover scegliere tra diritto alla salute e diritto alla scuola. Dal Gritti è arrivato Gabriele Grecu che spiega: «Siamo qui per rivendicare la nostra voglia di scuola e non di didattica a distanza. Toglie stimoli, interazione con i compagni di classe, crea angoscia. Personalmente non riesco a concentrarmi a casa, una vicenda che tutti stiamo vivendo male». Dalla stessa scuola arriva pure Laura Fontolan: «La cosa più brutta è l'isolamento che sentiamo, quando invece la scuola è socialità e condivisione, prima di tutto tra noi studenti. Ci stiamo accorgendo che ci manca perfino l'ansia prima dell'interrogazione alla lavagna, sensazioni ed emozioni dell'essere in classe. Gli insegnanti devono essere dalla nostra parte». «Vogliamo dimostrare che fare didattica in presenza, a scuola, è fattibile» conclude Nina Mingardi, dal liceo Marco Polo di Venezia. «I luoghi in cui il virus viaggia non sono le aule delle scuole, semmai i mezzi di trasporto. Qui si stanno solo penalizzando le scuole e i luoghi di cultura».

PRECISAZIONI

I ragazzi presenti, in coro, hanno voluto rimarcare il fatto che la protesta di ieri mattina non riguardava l'Istituto Stefanini in sé, ma le modalità con le quali il governo sta gestendo la questione scuola, l'insegnamento e la crescita culturale di milioni di giovani durante questa fase della pandemia. Tanto è vero che hanno già annunciato nuove iniziative sulla falsariga di questa, ma in altre sedi scolastiche. «Ci sono compagni che a casa non hanno il wi-fi» ricordano i ragazzi del Coordinamento studenti medi, «o che magari in casa sono in tre con un computer solo. Come possono studiare davvero? Con la Dad si creano solo differenze nel poter accedere a un apprendimento come si deve, si penalizzano molte persone». —

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