Carenza di medici per 60 mila veneziani: «Famiglie in difficoltà nelle zone disagiate»

L’allarme della Fimmg secondo cui mancano 42 professionisti in provincia. Scassola: «Invertire la tendenza»

MESTRE. Il conto finale è di 42 sul territorio provinciale – 18 nell’Usl 3 e 24 nel Veneto orientale –, che interessano un bacino d’utenza di circa 60 mila persone. Sono le cosiddette “zone carenti”: le aree del Veneziano carenti dell’assistenza primaria del medico di famiglia. Situazione che da tempo si presenta uguale, aggiornamento dopo aggiornamento, ma che potrebbe andare incontro a un peggioramento verticale. E a farne le spese sono i cittadini.

A lanciare l’allarme è il sindacato dei medici Fimmg, secondo cui nei prossimi tre anni potrebbe andare in pensione tra il 30% e il 40% dei 532 professionisti che attualmente lavorano nella nostra provincia. Avanza quindi lo spettro di ulteriori 200 buchi, se i medici pronti alla pensione non dovessero essere sostituiti da giovani colleghi. Una situazione ancor più grave in questi mesi di emergenza sanitaria, con gli studi medici letteralmente presi d’assalto, tra mille difficoltà.


Risolto il nodo lagunare, le carenze principali riguardano le aree più periferiche della provincia. Sono disponibili ben due zone a Vigonovo e a Fossò, pronte a raccogliere un bacino d’utenza proveniente anche da Campagna Lupia, Campolongo Maggiore e Camponogara. Rimanendo nell’Usl 3, dei problemi si registrano anche a Fiesso D’Artico e a Scorzè, e anche nella stessa Mestre, centro compreso, con altri posti disponibili a Marghera, Malcontenta, Ca’ Sabbioni e Bissuola.

Ma a versare nelle condizioni più critiche è soprattutto il Veneto orientale, dove un medico diventa punto di riferimento per i cittadini di una serie spesso consistente di comuni limitrofi. A Cavallino-Treporti, il cui bacino di utenza si allarga fino a Jesolo, vi sono ben quattro zone carenti; ma due si registrano nella stessa Jesolo. E poi sono tre le aree prive di camici bianchi tra Cinto Caomaggiore, San Michele al Tagliamento e Pramaggiore, comuni che accolgono anche i cittadini provenienti da Fossalta di Portogruaro, Gruaro e Teglio Veneto.

«Spesso si tratta di zone disagiate, che risultano poco appetibili per un medico che apre un ambulatorio, senza potersi aggregare ad altri medici. Difficilmente un giovane farà l’azzardo di aprire un ambulatorio in determinati luoghi, con un impegno per la vita» l’analisi di Maurizio Scassola, presidente provinciale di Fimmg.

«Io confido che i posti che rimarranno vacanti con i prossimi, molti, pensionamenti serviranno a un ricambio generazionale, ma per questo è necessaria la creazione di una rete di medici, affinché i più giovani, nell’impossibilità di assumere autonomamente un infermiere e un segretario, possano fare riferimento a un ambulatorio centralizzato e a personale amministrativo. Un professionista, per aprire un ambulatorio, deve poter contare su un bacino di almeno 800-1. 000 persone, per rientrare con le spese e godere di un introito dignitoso. Mentre spesso la prospettiva è di un’apertura per 400-500 persone: assolutamente non sostenibile. Per questo chiediamo alla Regione che fornisca una mappatura completa dei posti vacanti, che spesso non sono remunerativi e, proprio per questo, continuano a rimanere sprovvisti di un medico. L’altro problema è che spesso i neolaureati tendono a scegliere le specialità, snobbando la medicina generale. Ma confido in un’inversione di tendenza, con i prossimi pensionamenti di massa». —


 

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