Ristori a Venezia come nelle zone rosse Zaia: giusto, ma ci pensino i parlamentari

Il presidente della Regione: «D’accordo con le richieste di Confartigianato e Confesercenti, però non è tema nostro» 

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«Per i ristori alle città d’arte occorre una disciplina che prescinda dal colore dell’area, sono d’accordo con le categorie ma devono rivolgersi ai parlamentari veneti che si devono fare portavoce con il Governo». Parole del presidente del Veneto Luca Zaia che ieri, in occasione della diretta quotidiana su Facebook, si è detto d’accordo con la posizione di molte categorie commerciali che chiedono che gli aiuti guardino al calo del fattura. Alberghi, negozi e attività sono chiusi o sul punto di chiudere e non si vedono segnali di ripresa nell’immediato futuro, né nei prossimi mesi.


«Quando chiudi un centro commerciale lo chiudi ovunque, ma non vale di più o di meno che sia in zona gialla o rossa. Il tema del colore non ha a che fare con il danno che si subisce nelle città d’arte». Un discorso in linea con quello del Sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che nei giorni scorsi ha incontrato le categorie che gli hanno chiesto di farsi portavoce a Roma della situazione della città di Venezia: un deserto, senza turisti e senza musei aperti. Baretta, anticipando che ne avrebbe parlato lunedì in consiglio comunale, ha detto che le categorie e i sindaci delle città d’arte di Venezia, Firenze e Roma dovrebbero unirsi per dare un messaggio al Governo unito e compatto.

Dalla Confesercenti alla Confartigianato i rappresentanti delle categorie si stanno organizzando per chiedere all’unisono di guardare le cifre e non le zone. Si tratta di una corsa contro il tempo perché quest’anno il Bilancio è arrivato più tardi e non ci sarà tanto tempo per poterne discutere e poter presentare con calma eventuali emendamenti.

«Sicuramente le città d’arte sono state penalizzate perché basate sul turismo», ha detto il parlamentare Pd, Nicola Pellicani, «Venezia, lo si vede in questi giorni, è deserta e, per la conformità della città, ha subito ancora di più la perdita di turisti. Per questo cercheremo di evidenziare questa situazione ora, in occasione dell’approvazione del Bilancio».

Confesercenti ha spiegato che circa il 90% delle attività nell’ultima settimana ha chiuso i battenti perché non c'è nessuno, sottolineando anche come il mercato online stia ancora di più colpendo indirettamente chi non riesce a tenere aperti i negozi. Confartigianato ha ricordato che ci sono molte categorie come i lavoratori a lume, le vetrerie, i trasportatori che non hanno recepito nessun aiuto da Roma, quando comunque è chiaro che la loro attività sia collegata alla presenza o meno di turisti in città. Lo stesso vale per gli albergatori, categoria che fino a qualche mese fa sembrava a prova di qualsiasi crisi, che hanno incontrato Baretta per fargli presente che senza turisti anche se siamo in zona gialla il danno agli imprenditori è uguale.

Non si chiedono quindi solo ristori dato che i provvedimenti non tengono presente molti settori, ma che ci sia una verifica del calo del fatturato che dimostri nero su bianco la crisi in corso.

Piazza San Marco è diventata negli ultimi mesi un simbolo della desolazione della città: serrande chiuse e un paesaggio urbano simile a quello del lockdown, ovvero vuoto. In questo contesto di difficoltà si somma anche il fatto che spesso i proprietari di immobili non cedono sugli affitti e preferiscono che l’attività chiuda piuttosto di abbassare l’importo, come è successo di recente a Venini che, dopo un secolo, ha trasferito la sua vetrina nella sede di Murano. —



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