Da tecnico del suono a corriere Amazon: la nuova vita di Piero imposta dal Covid

Piero Chinellato mentre consegna un pacco per Amazon

Lo stop agli spettacoli lo ha costretto a ricominciare da zero: «Nessuno ci ha aiutato, per fortuna ho trovato questo nuovo ruolo» 

VENEZIA. Da tecnico del suono per il teatro a corriere per Amazon.

È la storia recente di Piero Chinellato, padovano che lavorava a Venezia, uno dei tanti addetti dello spettacolo che ha dovuto abbandonare il mestiere che svolgeva da quindici anni per sbarcare il lunario e pagarsi il mutuo. Una storia che racconta il presente di molti giovani, costretti a re-invernarsi un lavoro.


Al pari di altri colleghi, Chinellato si è trovato vittima di un settore che non è mai stato normato e che adesso è nel caos rimborsi. «Quando si parla di lavoratori dello spettacolo intendiamo come macro categorie i fonici come me, i tecnici delle luci, i macchinisti, i facchini e i rigger, quelli che fanno i ponteggi. Noi siamo quelli che realizziamo la struttura dove poi andrà in scena l’evento», spiega il giovane padovano, 34 anni, che ha lavorato anche alla Biennale di Venezia per Danza e Teatro.
 

Piero Chinellato quando faceva il fonico

«Nonostante ci siano anni di studio e gavetta, non ci sono albi per queste professioni che vengono chiamate ogni volta che c’è un evento culturale. Proprio perché ci muoviamo in un mondo che lavora a periodi e non è programmabile annualmente, si sono trovate delle soluzioni per essere in regola che non vengono riconosciute o, almeno, non vengono sempre riconosciute».

Prima della pandemia Chinellato riusciva a lavorare bene, seguendo attori come Marco Paolini o Natalino Balasso, manifestazioni come la Biennale di Danza e Teatro. Un mondo fatto di luci, colori e cultura, che aveva iniziato a conoscere quando aveva 20 anni, suonando con degli amici. «Facevo concerti in giro e piano piano ho imparato anch’io a fare il tecnico e così ho iniziato a fare la gavetta, fino a quando mi sono creato il mio giro», racconta.

Fiscalmente risultava assunto a tempo indeterminato come fonico in una cooperativa che forma i tecnici di luci e suono, ma di fatto questa formula gli serviva per avere come base una Partita Iva e un giro di lavori da svolgere per vivere.

«Noi a volte siamo pagati a progetto, altre in ritenuta d’acconto, altre a tempo determinato, quindi la cooperativa fa da base perché fornisce professionisti, ma noi guadagniamo per quello che facciamo. Siamo quindi indeterminati, ma pagati in modo intermittente», prosegue il fonico che fa parte di Risp (Rete intersindacale professionisti dello spettacolo). «Io avevo chiesto alla cooperativa questa formula perché volevo comprare casa e aprire un mutuo, quindi mi dava più garanzie. Ho sempre pagato le tasse perché credo nello Stato, che ha dimostrato però di non essere molto sensibile alla situazione delle nostre categorie».

Il problema di Chinellato arriva infatti quando, dopo molte manifestazioni, qualcosa dal Governo si muove. «Ho compilato il modulo 38 per il Fondo dei lavoratori dello spettacolo e mi hanno passato il bonus da 600 euro e poi quello da 1000 euro della Regione, ma di recente mi hanno richiesto indietro quello da 600 perché secondo lo Stato sono assunto a tempo indeterminato dalla cooperativa», spiega. «Non sono naturalmente l’unico a essere in questa situazione e non ci sono situazioni uniformi, in alcuni casi prevale la giusta lettura che siamo intermittenti e in altri che siamo indeterminati».

Dopo aver lavorato nei mesi estivi per la Biennale, Chinellato, con l’arrivo della seconda ondata e la paura di trovarsi senza più lavori, si è dato da fare. «Per fortuna ho trovato un lavoro da Amazon come driver e so che, almeno fino a fine anno, ho uno stipendio», conclude con una punta di rammarico. «È triste però che, dopo aver studiato tecnica acustica e aver vissuto per 15 anni in un mondo che sento mio, me ne sia dovuto andare perché nessuno ci ha sostenuto». —

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