Covid, vaccini da distribuire in tempi record la logistica veneziana si prepara alla sfida

Il trasporto delle dosi dovrà avvenire all’interno di contenitori trasportabili con sistemi di monitoraggio delle temperature

/ MESTRE

Il vaccino di Pfizer-BioNTech, che richiede per il trasporto e lo stoccaggio una temperatura di –75°, potrebbe mettere in difficoltà la rete distributiva. Ma la logistica veneziana si dice pronta ad affrontare anche questa sfida.


L’appuntamento è per la seconda metà di gennaio 2021. Grazie all’accordo preliminare sottoscritto con le due aziende produttrici arriveranno in Italia 1,7 milioni di vaccini (numero che raddoppia visto che è efficace con due dosi).

Facile ipotizzare che al Veneto saranno destinati circa 140 mila vaccini (nel Veneziano oltre 24 mila), da distribuire secondo le priorità che verranno decise dal ministero della Salute. «Non credo vi saranno problemi per una corretta distribuzione dei vaccini» dichiara Nazzareno Ortoncelli, presidente della Federazione Trasporti della Confartigianato Metropolitana di Venezia, «esistono infatti sistemi in grado di gestire il trasporto con camion o furgoni di materiali particolari a temperature anche inferiori ai –100 gradi. Nella filiera del trasporto si possono tranquillamente utilizzare contenitori criogenici come ad esempio grossi thermos con dentro azoto o ghiaccio secco, che conservano il trasportato alle temperature necessarie. Questo sistema lo si utilizza già per il trasporto di altri materiali sanitari o delicati: dai normali vaccini agli organi, ed è pratico e testato».

Il trasporto dei vaccini dovrà avvenire all’interno di contenitori trasportabili, tutti dotati di sistemi di monitoraggio della temperatura in tempo reale per garantirne la sicurezza e dunque l’efficacia.

Non fantascienza, ma tecnologie già usate nel settore medico e delle banche di campioni.

I trasportatori veneziani sottolineano invece che tra le problematiche da affrontare c’è la situazione a monte della rete distributiva, con difficoltà di gestione di temperature a –75 gradi all’interno ad esempio degli aeroporti.

«Prima di tutto c’è da capire come arriverà il trasporto in Italia delle dosi di vaccino» aggiunge Massimo Fiorese, rappresentante di Fita-Cna Venezia. «Si tratta certamente di un trasporto anomalo, solitamente con i nostri mezzi si viaggia a –20 gradi, ma visti i numeri dei primi arrivi non molto alti e l’esiguo contenuto per ogni vaccino, credo sia una cosa realizzabile con appositi accorgimenti. Non servirebbero molti mezzi su strada per la distribuzione, grazie all’utilizzo di contenitori con azoto liquido».

E non si esclude che saranno proprio le aziende farmaceutiche a fornire direttamente questi speciali contenitori, che poi vengono stivati e trasportati in camion o furgoni.

Da non sottovalutare nemmeno la fase di stoccaggio finale prima dell’iniezione. C’è infine ancora da capire come avverrà la vaccinazione di massa, se si useranno spazi aperti oppure centri ospedalieri. In Cina hanno già cominciato la somministrazione di un loro vaccino sperimentale.

«Colleghi cinesi mi hanno confermato che il governo ha predisposto delle carovane composte da più tir e autobus, che trasportano vaccini e personale medico nei diversi centri del Paese per portare a termine la vaccinazione», conclude Fiorese.

Intanto Confetra, l’associazione che unisce operatori dei trasporti e della logistica, chiede un incontro immediato con il ministero dei Trasporti e quello alla Salute per trovare insieme soluzioni condivise che interessino l’intera filiera logistica nazionale.

All’anno infatti sono gestisti 9 milioni di dosi di vaccini antinfluenzali, mentre ora se ne attendono 10 volte tante in soli 4 mesi contro il Covid. Una corsa contro il tempo necessaria. —

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