Coronavirus, albergatore di Dolo offre il suo hotel per i pazienti in isolamento

La «Casa a colori» è aperto per chi vuole trascorrere la quarantena lontano dai congiunti. StayCity ritira la disponibilità

MESTRE. «Non chiamateci Covid hotel». Ma, nei fatti, è anche questo la Casa a colori, albergo a due stelle di Dolo che ha risposto presente all’indagine esplorativa dell’Usl, con richiesta agli albergatori di farsi avanti nel mettere a disposizione le proprie stanze, fino al 31 dicembre, per quanti non possano trascorrere la quarantena a casa propria.

«A Dolo abbiamo 25 stanze, tutte potenzialmente utilizzabili da soggetti in isolamento, come già successo in passato» conferma Maurizio Trabuio, presidente della coop Città solare, titolare dell'hotel. «All’arrivo, il cliente deve compilare un documento per esplicitare il suo stato di salute. Nel caso in cui una persona voglia trascorrere la quarantena da noi, adottiamo una serie di accorgimenti come la consegna del pasto in camera. Arriviamo davanti alla stanza e bussiamo, lasciando lì il pasto. A fine giornata, il cliente ripone le stoviglie di carta in un sacchetto, che lascia fuori dalla porta e finisce direttamente nella pattumiera».


Casa a colori offre il servizio dall’8 marzo, anche se al momento nessuna stanza della struttura di Dolo ospita clienti che lì stanno trascorrendo la quarantena. È diverso nell'hotel principale, a Padova, le cui stanze sono occupate proprio ora da quattro persone in isolamento. «Abbiamo ospitato clienti che non potevano trascorrere la quarantena a casa. Altri che, risultati positivi all’ospedale, si sono rivolti a noi» l’esperienza di Trabuio. Che ha deciso di non applicare un prezzo di favore per i clienti di questo tipo.

A Dolo e a Padova, quindi, i “quarantenati” pagano quanto i turisti, con una maggiorazione per i pasti.

Ma la vera sorpresa si annidava tra le pieghe della delibera dell’Usl 3, prontamente rimossa dall’albo pretorio dell’azienda sanitaria, con cui era ratificata la selezione del residence Stay City di via Ca’ Marcello, come “Covid hotel” di riferimento per il territorio. Ebbene, da accordi, insieme ai 25 euro giornalieri più Iva, i clienti-quarantenati avrebbero dovuto pure sobbarcarsi il prezzo della tassa di soggiorno: 1.40 euro per un massimo di 5 giorni.

Della bizzarra postilla ora non v’è più traccia. Sparita dal sito dell’Usl insieme all’accordo generale, dopo il passo indietro fatto da Stay City: il residence di via Ca’ Marcello, gestito dall’omonimo gruppo irlandese, che in un primo momento si era detto disposto a fornire almeno 50 dei suoi appartamenti, per poi sfilarsi a cose fatte, facendo valere una clausola. Troppa la pressione e alla fine l’operazione è saltata, costringendo l’Usl all'ennesima corsa fatta di decine di mail inviate agli hotel della provincia. Hotel che, se selezionati, dovranno assicurare una pulizia giornaliera delle camere con forniture dei sacchetti e ritiro dei rifiuti, cambiare gli asciugamani ogni due giorni e le lenzuola ogni sette.

Il bando dell’Usl 3 è aperto e difficilmente basterà la Casa a colori, con le sue 25 stanze. Nella partita non dovrebbe più rientrare A&O, ma si valutano altre strutture, dell’area della stazione e non solo, magari proprio della zona dell’Angelo. «A noi non interessa chi sono i nostri clienti, da che Paese vengono, se credono in Dio, chi votano alle elezioni. Non vedo perché dovrebbe importarci se sono positivi, se non per le misure da adottare. Siamo albergatori, per noi i clienti sono tutti uguali» conclude Trabuio. 
 

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