Autorità, comanda solo il presidente La bozza di Statuto è firmata dalla Spitz

Inviata al Governo il 14 ottobre. Comitato consultivo svuotato: pareri non vincolanti che possono essere disattesi



Super poteri al presidente. Una rete di società “in house” per la gestione del Mose, delle bonifiche e del porto. Comitato di gestione e comitato consultivo che forniscono “pareri non vincolanti, che possono essere disattesi dal presidente motivandone le ragioni». Una nuova governance che fa discutere, quella per l’Autorità della laguna. Con una riforma che accentra nuovamente in mano a una sola persona la gestione della salvaguardia.


È tutto scritto in una lettera inviata poche ore dopo la conversione in legge del decreto, il 14 ottobre scorso, ai ministri Paola De Micheli e Federico D’Incà e al sottosegretario alla presidenza Andrea Martella. A firmarla è la commissaria “Sblocca cantieri” del Mose Elisabetta Spitz, che da subito si è candidata proprio al posto di presidente. Si tratta di due schemi di statuto per l’Autorità e per la nuova società Mose servizi srl, con lo schema che prevede poteri e funzionamento. Proposte che suggeriscono l’accentramento di tutti i poteri nella figura del presidente. Che presiederà non solo l’Autorità per la laguna, ma anche la società Mose servizi. Al presidente e solo al presidente spettano decisioni strategiche e scelte di bilancio sui temi non soltanto della gestione del Mose, ma anche degli interventi in laguna, dei temi ambientali, degli scarichi e delle concessioni, dei beni demaniali. Sempre a lui è demandata la nomina degli organi delle “società partecipate” dell’Autorità. Non soltanto quella per il Mose, dunque. Ma altre che si occuperanno di bonifiche, di porto, dragaggi e patrimonio edilizio. Anche per le nomine dei componenti del Comitato di gestione (otto persone) e del comitato consultivo (6) la decisione spetta soltanto al presidente. Che potrà scegliere tra la rosa di due (due ) nomi presentati dai ministeri e dagli enti locali. Il comitato di gestione è formato da un rappresentante dei ministeri delle Infrastruttre, Beni culturali, Economia e Finanze, Ambiente. E poi Regione, Città metropolitana e Comune. Come il comitato di gestione, anche quello consultivo sarà formato su decisione della presidente. Potrà dare pareri obbligatori ma mai vincolanti. Che potranno essere disattesi. Inoltre nessuno di questi sarà pagato, nemmeno con rimborsi spese. Unici ad avere emolumenti – fissati con decreto del ministro delle Infrastrutture – saranno il presidente e i tre Revisori dei Conti. Nello schema di statuto inviato al governo, Spitz prevede che le nuove società siano finanziate dai fondi statali e anche da proventi propri, Che possano anche occuparsi di altro e esportare il know how all’estero. Affidare «incarichi di studio e ricerca a Università, enti culturali compreso il Corila».

Secondo alcuni si tratta di una «svolta autoritaria». Il rischio è quello di ricreare il super potere del Consorzio di Mazzacurati con una rete di società che potranno anche avere lavori senza gare.

Polemica che monta. Ieri quattro esponenti storici del mondo ambientalista veneziano (Stefano Boato, Andreina Zitelli, Maria Rosa Vittadini e Marco Zanetti) hanno lanciato un appello al sindaco Brugnaro e al presidente della Regione Luca Zaia perché intervengano a diradare il “banchi di nebbia in laguna”. Scavi di canali e fanghi, lavori avviati per la discarica in Canale industriale dal Porto, progetti sui terminal che si incrociano. E adesso l’Autorità.

«Una mascalzonata», l’ha definita il sindaco Brugnaro, «ci hanno espropriato». Gli enti locali, nella legge e nella bozza di Statuto firmata dalla presidente in pectore Elisabetta Spitz, non hanno alcuna voce in capitolo sul governo delle loro acque. Le nomine di tutti i componenti si faranno «sentiti» gli enti locali. Non dunque «d’intesa» come succede sempre, ad esempio per l’Autorità portuale. Un groviglio da dipanare. —



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