Più ricoverati che posti letto, sotto pressione l’area medica veneziana

Secondo la Cgil c’è stata sottovalutazione. Leoni: «A rischio la tenuta». Indispensabile attingere ai reparti ordinari, la cui attività è già stata ridotta

MESTRE. Nell’Usl 3, la pandemia corre più velocemente del piano ospedaliero. Meglio di qualsiasi discorso spiegano i numeri: in questo momento ci sono 343 degenti Covid positivi (cui vanno aggiunti i degenti negativizzati) a fronte dei 330 posti letto che l’Azienda sanitaria aveva previsto, nel mese di maggio, di mettere a disposizione per la pandemia.

«A giugno è stata sottovalutata la ripresa dei contagi, con la mancata attuazione di un piano serio dopo la prima fase» denuncia Daniele Giordano, segretario di Fp Cgil.


Rispetto a questa primavera sono cambiati i fronti della lotta al virus. Lo ha detto anche il governatore Luca Zaia. Prima gli occhi erano puntati sulle terapie intensive, che in questa seconda fase sembrano reggere l’onda d’urto, anche la piena occupazione nel Covid hospital di Jesolo impone di non abbassare la guardia.

Ma ora la partita più importante si gioca nelle aree mediche: i reparti di pneumologia e malattie infettive. Ed è qui che la pressione si è fatta insostenibile, raggiungendo ieri nell'Usl 3 l’impressionante rapporto di 308 ricoverati Covid per 238 posti letto, costringendo alla sospensione delle attività non urgenti.

La situazione peggiore si registra al Civile, dove sono occupati 41 posti in area medica, nonostante il piano prevedesse un massimo di 10 ricoveri a Malattie infettive. Ma, fermandosi ai reparti non intensivi, a soffrire sono tutti gli ospedali, con la sola eccezione di quello di Mirano. A Dolo si contano 14 ricoveri in più rispetto a quelli previsti, 7 a Mestre. A Mirano e Chioggia sono ricoverate, rispettivamente, 8 e 10 persone, nonostante il programma per i due ospedali prevedesse posti letto Covid nei soli reparti di Terapia intensiva.

Per questo si è parlato di un trasferimento dei degenti positivi dalla struttura di Chioggia al Covid hospital di Dolo, che però a sua volta registra numeri ben oltre quelli preventivati. Così continuano i lavori per la riapertura del padiglione Fassina dell’ospedale Calvi di Noale, da riconvertire in Covid hospital per non acuti.

E ora è una continua corsa per ricavare nuovi posti letto sottraendoli agli altri reparti. Pur in una sanità che sembra inglobata dal Covid, le altre malattie non restano a guardare. E se determinati interventi sono rimandabili senza eccessivi problemi, per altri non è possibile attendere, e il timore è quello di arrivare a un punto di saturazione.

«È necessario invertire il trend di crescita dei ricoveri in area medica, perché a breve inizieranno i ricoveri per le patologie stagionali, con le complicazioni cardiopolmonari delle influenzale, soprattutto sulle persone anziane e fragili» spiega Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici di Venezia. ù

«Ricoveri che sono sempre esistiti ma che ora, con alcuni reparti già al limite, rischiano di saturare il sistema. In Veneto la situazione per ora sembra sotto controllo, ma le statistiche ci impongono un’inversione della marcia, soprattutto in vista di gennaio e febbraio, quando presumibilmente aumenteranno gli altri ricoveri. Per questo è importante la campagna vaccinale anti influenzale, anche per prevenire le influenze e i conseguenti eventuali ricoveri».

Campagna vaccinale che per il momento è stata sospesa, vista la carenza di dosi. La questione è allarmante, da qualsiasi prospettiva la si guardi. Soprattutto sul fronte della medicina ordinaria. «Con l’eccezione dell’emergenza e urgenza è stato chiuso quasi tutto, con sofferenze per cittadini e personale» spiega Giordano di Cgil. Aggiunge Leoni: «Possiamo posticipare la cura di ernie, piccole colecisti, ma non di tumori o peritoniti. E di questa situazione sta soffrendo l’attività di screening per i tumori, con il timore di un futuro tutt’altro che roseo». —

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