Mose, l’allarme del Provveditore: «L’usura è grave»

Zincone: «Tubi e parti meccaniche presentano problemi di durata molto seri». Lavoro per la nuova Autorità. La questione Spitz, i dubbi sull’incarico ai pensionati



VENEZIA. «L’usura del Mose è più preoccupante del previsto». Lo dice il provveditore alle Opere pubbliche Cinzia Zincone. Che in questi giorni sta verificando rapporti e relazioni dei tecnici sullo stato di salute della grande opera. Dopo le prove andate bene, il Mose non è affatto concluso. La prova è lo stato di salute precario dei tubi, delle vernici, dei meccanismi sott’acqua e nelle gallerie dei cassoni attaccati dall’ossidazione.


Problemi che La Nuova denuncia da anni. Che adesso vengono alla luce. Significa maggiori costi – come per la sostituzione di tutte le valvole, scoperte difettose – e tempi che si allungano. «Il commissario Spitz dice che sarà tutto concluso entro il 31 dicembre», dice il sindaco Luigi Brugnaro, «io ho forti dubbi avendo visto lo stato di conservazione». Responsabilità che vanno addebitate alle imprese costruttrici, per la scelta di materiali che si dimostrano meno resistenti di quanto dichiarato nei progetti, a cominciare dalle cerniere corrose. E anche alle ultime gestioni, per i ritardi accumulati.

Polemica che rispunta tra gli amministratori straordinari e il provveditorato. E che in ogni caso frena la corsa all’entusiasmo di chi ha dato il Mose già per finito.

Adesso il Consorzio Venezia Nuova sarà sciolto. Tempo qualche giorno e il ministero dovrebbe rendere noto il decreto di nomina del commissario liquidatore, previsto dalla nuova legge sull’Autorità. Si tratta come annunciato dalla ministra Paola De Micheli via twitter, sabato sera, del commercialista veneziano Massimo Miani. Tweet che provocato le dimissioni del commissario Giuseppe Fiengo, con una lettera al prefetto di Roma.

Miani dovrà verificare lo stato del patrimonio dei debiti e dei contenziosi. E trasferire risorse e personale alla nuova istituzione. E adesso si cerca un presidente. Il nome che viene da Roma – e dal Pd – è quello di Elisabetta Spitz, ex direttore centrale del Demanio e da un anno commissario “Sblocca cantieri” del Mose. Ha acquistato notorietà con l’esperimento del sollevamento del Mose il 3 ottobre, giorno di acqua alta. Gode della fiducia piena di De Micheli e della «non ostilità» di Zaia. Brugnaro sta a vedere. Ma negli ultimi giorni è tornato ad attaccare il governo per le modalità con cui ha fatto approvare la legge sull’Autorità- «Una mascalzonata», ha detto in Consiglio comunale. Maggioranza ai ministeri e decisioni del governo.

Ce la farà Spitz a essere nominata al vertice della nuova Autorità? Dubbi sono stati espressi da più parti. Spitz è in età da pensione, avendo quasi 68 anni. E i dirigenti dello stato in pensione non sono compatibili con funzioni dirigenziali di questo tipo.

Gli ambientalisti si appellano al premier Conte. «Occorre una persona di grande conoscenza dell’ambiente e della laguna, non c’è soltanto il Mose». «Se proprio deve essere un pensionato», hanno scritto, «ne abbiamo di competenti qui nel Veneto che hanno prestato servizio ai vertici di servizi tecnici dello Stato come l’ex direttore dell’Idrografico Antonio Rusconi e l’ex direttore dell’Autorità di Bacino Francesco Baruffi. Circolano anche altri nomi come quello dell’ex retore Iuav Amerigo Restucci, di Pierfrancesco Ghetti e Luigi Zanda. —

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