Case di riposo del Veneziano, buco di 8,5 milioni nei lunghi mesi dell’emergenza

Ingressi bloccati e costi aumentati, strutture in difficoltà. L’appello: «Necessarie le risorse promesse dalla Regione» 

VENEZIA. Conti in rosso nelle case di riposo della provincia, alle prese con il loro “annus horribilis” . A spiegarlo sono le cifre: un buco da 8, 5 milioni di euro, spalmato sui 10 mesi da marzo a dicembre. È la stima di Ancora (Associazione nazionale di coordinamento degli organismi di assistenza pubblica), che mette nero su bianco le spese extra costrette a fronteggiare le strutture, a fronte delle minori entrate.

Perché, complice il blocco degli accessi durante il lockdown e, alla ripresa, i tempi dilatati per i nuovi inserimenti, i letti “freddi” sono in continuo aumento, sfiorando il 10% del totale; con le entrate delle rette in caduta libera. Costi a cui aggiungere i soldi necessari per l’acquisto di dpi, sanificazioni, per pagare gli straordinari e per la sostituzione degli operatori in quarantena.

Per un totale di una spesa extra mensile – sostiene Roberto Volpe, presidente di Ancora – di 160 euro a posto letto, 5. 32 euro al giorno. Che, moltiplicato, per i 5. 290 posti letto nelle case di riposo del Veneziano (3. 939 nell’Usl 3 e 1. 351 nell’Usl 4), fa 846 mila euro al mese, poco meno di 8. 5 milioni totali da marzo a dicembre 2020.

A fronte di un ristoro, previsto dal decreto Lanzarin, che dovrebbe coprire poco meno della metà: 3. 9 milioni di euro, di cui 2. 500. 000 per l’Usl 3 e 1. 444. 000 per l’Usl 4. Questo il contingente destinato al Veneziano.

«Chiediamo certezza nella tempistica dell’erogazione. Che i fondi promessi durante la campagna elettorale siano stanziati per novembre» dice Dario De Rossi di Cisl.

FIESSO

E’ difficile trovare una sola casa di riposo della provincia che in queste settimane non stia facendo i conti. «Abbiamo registrato cali di fatturato da 300 mila euro al mese, da marzo a giugno, con il conseguente calo di un milione di euro sulle entrate in bilancio. La beffa è che non abbiamo diritto neanche al contributo sulla diminuzione degli ospiti convenzionati, avendo registrato quest’anno un paradossale aumento dei convenzionati. I soldi che la Regione ci darà come contribuiti per le rette alle famiglie non sono sufficienti a coprire i cali di fatturato». Lo spiega Alberto Toneatto, direttore de La Salute di Fiesso. Struttura ora “Covid free”, ma cornice, durante il lockdown, di uno dei focolai più terribili, con il decesso di 23 anziani.

VENEZIA- MIRANESE- RIVIERA

È una voragine da quasi 1.3 milioni di euro quella costretta ad affrontare Ipav. Dato che, così alto, si spiega in ragione dei 921 posti letto (50 vuoti) spalmati sulle 5 residenze dell’istituzione. «Solo per i dpi abbiamo speso 220 mila euro» spiega il presidente Luigi Polesel. E ammonta a circa 400 mila euro il buco nelle casse della Mariutto, a Mirano, dove sono 40 i posti letto vuoti, sui 264 totali. «Siamo in notevole sofferenza», ammette il presidente Giuseppe Marchese. E una quindicina di posti letto vuoti si contano anche a Villa Fiorita, a Spinea. Fatturati in calo anche alla Adele Zara di Mira. «Per il mancato arrivo di nuovi ospiti abbiamo perso circa 80 mila euro al mese», spiega Paolo Dalla Bella, presidente della cooperativa che gestisce la struttura (108 ospiti e 80 dipendenti), ora “Covid free”.

«Quest’anno abbiamo più convenzionati che privati, quindi quel tipo di finanziamento dalla Regione per noi è pari a zero». Mentre Annamaria Miraglia, presidente della casa di riposo di Dolo: «Nonostante qui il virus non sia mai arrivato, siamo comunque stati costretti a interventi strutturali molto costosi, per ora non coperti da trasferimenti da Stato o enti locali. I contributi non sono sufficienti».

Diversi posti letto vuoti anche alla Sereni Orizzonti: 21 su 120 a Marcon, 23 su 90 a Torre di Mosto, mentre Cinto Caomaggiore si prepara a tornare Covid hospital, con un accordo in via di definizione. Nelle tre strutture l’aumento dei costi sull’anno scorso è stato del 5-6%, con una contrazione del 10% sul fatturato preventivato.

SAN DONÀ E PORTOGRUARO

Alla Monumento ai Caduti di San Donà (174 ospiti) la percentuale di occupazione dei posti letto è salita oltre il 90%, in linea con i livelli pre-Covid. «L’occupazione era scesa con il lockdown, per riprendersi alla riapertura degli ingressi», spiega il presidente dell’Ipab, Giorgio Maschietto.

«Quanto al bilancio, al 30 giugno la semestrale è stata positiva, ma ci attendiamo una riduzione sull’anno scorso. Il problema sono anche i costi extra». Per adempiere alle prescrizioni regionali, la Francescon di Portogruaro ha dovuto ridurre la capacità ricettiva e oggi può ospitare 133 ospiti.

«Questo ha comportato un importante calo dei ricavi a fronte di un aumento importante dei costi», dice la presidente Sara Furlanetto. «La nostra struttura a marzo-aprile è stata interessata da casi di Covid e inciderà pesantemente sul bilancio. Il contributo straordinario della Regione è indispensabile».

CHIOGGIA

Anche la rsa Felice Casson sta facendo i conti con i mancati introiti per l’emergenza sanitaria. All’appello mancano oltre 700 mila euro, ma da qui a fine anno il negativo potrebbe aumentare. Spiega il presidente Andrea Giovanni Zennaro: «Riceviamo dalla Regione un addebito diretto di 12-13 mila euro per non aumentare le rette, e un contributo mensile straordinario per il mancato ricavo di questo periodo, non sufficiente a coprire le perdite. Quando una casa di riposo registra dei casi Covid, deve mantenere posti liberi per pazienti ospedalizzati, rientri e isolamenti. Ne consegue che alcuni posti rimangono liberi e mancano le rette corrispondenti: 103 euro al giorno di media per ogni ospite. Al momento abbiamo 166 ospiti su 176. Stiamo cercando di contenere le perdite, ma non abbiamo capitali, palazzi storici come altre rsa venete, viviamo di rette e contributi sociosanitari». —

 

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