Vietata la voga alla veneta, ll prefetto scrive al Ministero: "Lasciatela"

Il rapprasentante del governo, Vittorio Zappalorto, ha chiesto al Viminale di non vietarla: "Forse hanno confuso questo tipo di sport con il canottaggio"

VENEZIA.

Il Prefetto Vittorio Zappalorto spezza una lancia a favore della voga alla veneta e chiede al Ministero delle Politiche Giovanili e dello Sport di togliere dalla blacklist delle pratiche ad alto rischio contagio questa attività per consentire i corsi destinati ai ragazzi ma anche le uscite degli appassionati.


Per il Ministero si tratta di una pratica dove c’è contatto fisico. O meglio dove è impossibile mantenere le distanze di sicurezza tra praticanti. A rivolgersi al Prefetto è stato Il Gruppo Sportivo Artigiani Venezia. Stando alle direttive del ministero che ha generalizzato con un “voga alla veneta”, nessuno potrebbe uscire per praticare questo sport e tantomeno uscire anche per spostarsi per motivi di lavoro o altro, in laguna o nei canali interni della città.

Nonostante non sia più l’attività che raccoglieva migliaia di praticanti la voga alla veneta è ancora una delle passioni più forti in città, in particolare tra chi ha quarant’anni in su e tra i “foresti” residenti in città.

Spiega il prefetto Vittorio Zappalorto: «Molto probabilmente al Ministero dello Sport hanno confuso la voga alla veneta con il canottaggio o intendono questa pratica solo per gli equipaggi delle caorline dove la distanza di sicurezza non è garantita. Considerato che non hanno spiegato ho fatto presente che sia quando escono con i gondolini sia quando usano i sandoli e le altre imbarcazioni i due vogatori sono a distanza di sicurezza. Per non parlare delle gondole dove in barca c’è solo una persona».

« Ho fatto presente queste caratteristiche dell’attività», chiude, «chiedendo di rivedere l’inserimento della pratica tra quelle considerate a contatto e quindi a rischio contagio». —

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