Consuntivo 2019, migliorano i conti per Palazzo Grassi di Venezia

Passivo di circa un milione di euro, quasi dimezzato. È come sempre Pinault a ripianare il deficit di bilancio

VENEZIA. Migliorano i conti di Palazzo Grassi. Anche nel 2019 il bilancio della società di François Pinault, che gestisce anche Punta della Dogana, Palazzo Grassi, si è chiuso in rosso, ma con un passivo decisamente più ridotto rispetto agli ultimi anni.

Il consuntivo registra infatti una perdita di poco più di un milione di euro, quando l’anno precedente era stato invece di 1,9 milioni, quasi il doppio. E così anche nel 2017.Nonostante un anno difficile anche per l’acqua alta, una maggiore razionalizzazione dei costi, ha portato benefici economici, visto che il fatturato - di poco superiore agli 8 milioni di euro - è solo leggermente inferiore a quello dell’anno precedente. Ma, come sempre, ci ha pensato lo stesso Pinault a ripianare il passivo.

La Palazzo Grassi spa è la società che gestisce le tre sedi della Fondazione Pinault in laguna: appunto lo stesso Palazzo Grassi, l’attiguo Teatrino e la Punta della Dogana, ottenuta in concessione dal Comune.

Ma anche gli anni precedenti e anche quelli prima hanno sempre registrato un passivo per la «creatura» espositiva a tre teste del miliardario e collezionista francese François Pinault che ha scelto appunto Venezia per farne la vetrina principale della sua collezione d’arte contemporanea in continuo divenire, con periodiche mostre. Ma anche la precedente gestione della Fiat - prima della vendita di società e palazzo - registrava comunque perdite significative legate all’attività delle mostre.

I costi significativi dell’attività espositiva dei due poli, non sono infatti coperti dai ricavi, a cominciare da quelli dei visitatori. Uno squilibrio strutturale, che però non ha mai preoccupato monsieur Pinault. Che regolarmente, ripiana le perdite con la sua società Artemis che detiene la maggioranza della società per azioni legata a Palazzo Grassi.

Perché il ritorno per Pinault non è diretto, ma legato piuttosto all’immagine e alla visibilità che assicura alla sua collezione la «vetrina» veneziana, senza dimenticare che tra le società controllate dall’imprenditore transalpino c’è anche Christie’s, la maggiore casa d’aste d’arte del mondo. Il Comune, che attraverso il Casinò, mantiene una quota del 20 per cento della società di Palazzo Grassi, non ha subìto alcun danno economico dal passivo della società di Pinault, proprio perché è lo stesso imprenditore collezionista francese a farsi carico ripianare interamente il rosso.—



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