Torna a casa a Venezia dopo le terapie e trova la porta murata: «Così mi hanno sfrattato»

Sacca Fisola, la denuncia di un artista residente in un alloggio popolare. I comitati: «In questa fase sfratti bloccati, non dovevano intervenire» 

VENEZIA. Gli operai di Insula sono arrivati all’alba insieme alla forze dell’ordine. Con carriola, cemento, mattoni e attrezzi vari. In pochi minuti hanno murato la porta d’ingresso della sua casa, un vecchio alloggio comunale a Sacca Fisola, e se ne sono andati.

Lui, l’inquilino «senza titolo», era fuori città perché da anni si sottopone a terapie per la sua malattia. Al suo ritorno, l’amara sorpesa. «Mi hanno buttato fuori di casa, senza avvisarmi...», dice disperato.

C.G, 68 anni, è un artista di valore dal passato intenso. Protagonista delle lotte studentesche e operaie, negli anni Settanta. Abitava in quella casa da molti anni con l’anziana madre, morta qualche anno fa.

E da quel momento, secondo la burocrazia, ha perso il diritto ad abitare la casa comunale. Qualche raccomandata inviata e non ricevuta, solleciti rimasti senza risposta. Così qualcuno ha avvisato la forza pubblica, e i muratori hanno provveduto mettere i mattoni sulla porta d’ingresso.

Fuori. Sfrattato senza alcun posto dove andare. Un caso che fa discutere. E che ha provocato la reazione dei comitati per la casa. «Proprio mentre il governo nazionale sospende gli sfratti, vista la situazione di emergenza», denunciano Adl-Cobas e Assemblea sociale per la casa, «assistiamo a questo sfratto violento. Per lasciare forse l’ennesima casa popolare vuota e inutilizzata. Ci siamo rivolti a un avvocato, ma il caso è politico. Basta con gli sfratti, perché l’anno prossimo la situazione sarà drammatica. I tanti alloggi vuoti di Comune e Ater dovrebbero servire a sanare la situazione di queste persone, che non sono abusivi, ma cittadini in difficoltà che non sanno dove andare».

La situazione di C.G, racconta Chiara, una delle attiviste del Movimento per la casa, è molto delicata. Il suo stato di salute precario, la sua solitudine grande.

«Lui continuava a pagare l’indennità di occupazione. Forse ha accumulato qualche mese di morosità e bollette delle utenze. Non ha risposto alle raccomandate, ci hanno spiegato. La risposta del centralino è sempre la stessa: scrivete una mail».

L’altro giorno lo sfratto con la forza pubblica e la porta murata. «Per non aver risposto alle raccomandate C. si merita lo sfratto?», si chiedono indignati gli attivisti dei comitati. Una situazione, quella dell’artista buttato fuori di casa che secondo il movimento può coinvolgere a breve anche tante altre famiglie. «Occorre intervenire subito», dicono. —


 

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