«Venezia sott’acqua troppo spesso»: la protesta dei commercianti 

L’avvocato D’Elia annuncia cause per danni. «Chi ha deciso di alzare a 130?» Magliocco: «Sosteniamo il Comune per la richiesta di 150 milioni l’anno»

VENEZIA. Il test del Mose ha funzionato. Ma con le maree medio alte la città va sotto. La Piazza in ottobre è andato a mollo anche due volte al giorno, quando l’acqua alta supera i 76 centimetri. E le categorie si mobilitano. Qualcuno annuncia anche causa per danni.

«Se il Mose c’è, non possono alzarlo solo a 130», denuncia l’avvocato Mario D’Elia, «non c’è una legge che lo dice, solo un protocollo della commissaria Spitz. Chi paga i danni che le attività economiche, già penalizzate dall’emergenza Covid subiscono?».

Roberto Magliocco dell’Ascom

Le associazioni di categoria chiedono l’ intervento del Comune. «Il Mose a 130 ci salva solo nelle situazioni di emergenza», ha detto ieri il presidente dell’Ascom Roberto Magliocco durante l’audizione convocata via web dal sindaco Luigi Brugnaro, «ci restano le altre acque alte. Dobbiamo sostenere l’amministrazione perché venga riconosciuto un fondo di 150 milioni l’anno per mettere in sicurezza la città a 110».

Sono i progetti dei rialzi e delle insule locali. Progettati dal Comune vent’anni fa, Poi messi nel cassetto per finanziare la grande opera. Manutenzione “dimenticata”.

Eppure, come dimostrano gli studi, alcuni interventi potrebbero ridurre le maree fino a 20 centimetri. Cancellando la gran parte delle acque medio-alte che allagano la Piazza e la Basilica, 150 milioni è la cifra che il sindaco ha chiesto al governo come rifinanziamento della Legge Speciale.

A parte i costi del Mose, questi fondi serviranno per il restauro e il rialzo di rive e fondamente, per lo scavo dei rii, il restauro di edifici storici, il completamento della rete antincendio e del sistema di fognature.

Oggi molte parti della città dove i masegni non sono stati sollevati vanno sotto anche a quote basse. Nell’area di ponte delle Guglie-Tre Archi e in molte zone di Castello e Cannaregio non ci sono nemmeno le passerelle. Interventi non costosi ma preziosi per la vita quotidiana della città.

«In questo modo dice Magliocco, autore a fine anni Novanta del ricorso al Tar contro la bocciatura del Mose da parte della commissione Via, «il Mose lo alzeremo a quota 115. Chiediamo anche che i fondi servano pr lo scavo dei canali e per assumere la guida della nuova Autorià per la laguna. E’ il Comune che deve avere la regìa sulla città, perché è l’amministrazione che risponde alle categorie». Fase delicata. Perché nella nuova Autorità il ruolo degli enti locali è di minoranza.

«Uno scippo» l’aveva definita il sindaco. Adesso la linea è quella di cercare di collaborare con il governo, in primo luogo con il premier Conte. «Lui ci ha aiutato e ci ha ascoltato nei momenti difficili» dice il sindaco. Che rivendica però un ruolo per la gestione del Mose e della salvaguardia. —

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