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Il funzionario comunale Derek Donadini e le mail sui Pili per conto del Gruppo di Brugnaro

Il collaboratore del sindaco  impegnato nel seguire il progetto del palasport sui terreni di Porta di Venezia. Citato anche Morris Ceron 

VENEZIA

Era soprattutto Derek Donadini – più defilato Morris Ceron, attuale capo di gabinetto del sindaco Luigi Brugnaro, anche se continuamente nominato nella corrispondenza con le imprese – a seguire per conto della società di Brugnaro il progetto Pili. Lo conferma ad esempio una mail del 7 settembre 2017 di Vanin a Donadini relativa al progetto per il palazzetto dello sport.

«Ciao Derek», scrive Vanin, «ti invio un Excel strutturato per capire come variano i costi al variare del numero di spettatori. I parametri che influenzano i risultati sono molti e puoi divertirti a modificarli e verificarne le conseguenze sui costi totali e sulle dimensioni del palazzetto». E più avanti scrive: «Non ho dato nessun numero né a Luis (Lotti, ndr) né a Ching (Kwong), attendo prima un vostro parere. So che Morris (Ceron) aveva fretta di capire i numeri, glieli mando io, oppure ne discutere voi?». E Donadini risponde il 12 settembre: «Ciao Claudio. Benone... ti mando una ricerca che ha fatto fare Morris (Ceron) sull’Arena di Istanbul... a presto e ciao».



E il 19 ottobre dello scorso anno Donadini scrive a sua volta a Vanin e a altri, (tra cui Luca Gatto, amministratore del Trust di Brugnaro): «Ciao a tutti. Ecco gli allegati promessi...», inviando di seguito una relazione riguardo le verifiche preliminari sullo stato di fatto e sulle previsioni urbanistiche di interventi per l’area dei Pili, già predisposto in precedenza dallo studio di architettura Berto- Fattore-Nason, evidentemente in relazione al nuovo progetto in fase di elaborazione per il riuso a fini turistici, sportivi e alberghieri dell’area Pili. Poi i rapporti peggiorano, quelli tra la Sama Global e la Oxley ma anche quelli tra Vanin e i rappresentanti di Brugnaro, accusati di screditarlo agli occhi dell’imprenditore asiatico che si sta defilando dall’affare Pili, viste le crescenti incognite su costi e fattibilità dell’operazione.



«So che state litigando tra di voi», scrive Donadini a Vanin in una mail del 18 luglio dello scorso anno, «ti chiederei gentilmente di non coinvolgermi in questioni che proprio non mi riguardano né riguardano altri miei amici». E di fronte alle rimostranze di Vanin, Donadini scrive ancora: «Eri stato contattato per alcune cose, non si sono chiuse, punto e basta. A quel punto ci si saluta e fine e ciao». Le cose per cui Vanin era stato contattato erano evidentemente quelle relative all’affare dei Pili, con Ching Chiat Kwong. All’inizio più che interessato. «Ching mi ha appena dato l’ok (nel vero senso della parola) all’incontro con Scarpa», scrive ad esempio a Vanin il 12 settembre del 2016 il rappresentante italiano dell’imprenditore, Luis Lotti, a proposito del coinvolgimento nel progetto dell’architetto Tobia Scarpa. —



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