Mense per studenti scuolabus, disabilità Ecco le spese messe a rischio dal Covid

Comuni in allarme per i possibili “buchi” nelle voci di bilancio Il pericolo di aumentare i disagi e le diseguaglianze sociali

/ MESTRE

Là dove non arriva Roma, dovrebbero provvedere gli enti territoriali. È il principio di sussidiarietà, con la gestione capillare delle risorse a beneficio dell’efficenza. E con una inevitabile conseguenza: trattamenti diversi per i residenti di Comuni diversi.


È il caso delle spese dei Comuni per i servizi ausiliari all’istruzione, vale a dire spese per il servizio mensa, per il trasporto scolastico e per l’assistenza agli alunni disabili. Queste, almeno, le voci che “pesano” di più sul bilancio finale; ma anche spese per il doposcuola, per l’integrazione degli alunni stranieri e una schiera di altre attività “satellite”.

Una serie di previsioni che si muovono all’interno della cornice disegnata dalla Regione, ma poi messe in pratica dai Comuni, per le scuole primarie e secondarie di primo grado, e dalla Città metropolitana, per gli istituti superiori.

A fare i conti in tasca ai Comuni è Openpolis, con un’indagine che mette nero su bianco le spese pro capite dei singoli enti locali (ultimi dati disponibili quelli del 2017) e quindi la media dei soldi destinati a ogni studente.

Soldi che, adesso, dopo l’emergenza Covid, rischiano di sparire dalla voce di bilancio delle singole amministrazioni locali, creando squilibri e disagi alle famiglie, squilibri che potrebbero ancor più allargare la forbice delle disuguaglianze sociali. Per questo, più di qualche sindaco ha già fatto sapere che è necessario allargare i cordoni della borsa da Roma.

A livello regionale, a godere dei finanziamenti maggiori sono soprattutto i ragazzi del Bellunese che, più degli altri, necessitano del servizio di trasporto.

A livello invece di Città metropolitana, i Comuni che più spendono per i loro studenti sono i più strutturati e quelli con i bilanci più ricchi.

Non sorprende, quindi, il primato di Jesolo, con una spesa di 71 euro pro capite. Comune seguito a stretto giro da Annone Veneto. Ente virtuoso, non propriamente tra i più popolosi della provincia, che pur destina una media di 56 euro a studente.

Ma gli interrogativi si concentrano soprattutto nella parte bassa della “classifica”. Come possono i Comuni di Pianiga, Musile di Piave, Vigonovo, Stra, Campagna Lupia, Fossalta di Portogruaro e Gruaro riservare una media di zero euro per ciascun ragazzo?Seppur le scuole, nella maggior parte di questi Comuni, ci siano.

E ancora: come può il Comune di Teglio Veneto destinare 1 euro, Fossalta di Piave 2 e Concordia Sagittaria 3? E come si comportano i Comuni più “importanti”?

A Venezia, la spesa di 34 euro pro capite colloca il capoluogo veneto al gradino numero 3.082 della classifica nazionale dei comuni più virtuosi. Chioggia destina 18 euro pro capite, San Donà 33, Mira 26, Spinea appena 11, Mirano 18 e Portogruaro 15. Tuttecifre, come detto, destinate a crollare quest’anno, con le casse dei Comuni prosciugate dall’emergenza Covid e, soprattutto, dal lockdown.

Da un lato per l’aumento della domanda di servizi per l’erogazione di buoni pasto, contributi per l’affitto, spesa solidale e, in generale, servizi a sostegno delle famiglie e dall’altro per entrate fiscali – su tutte Tari, Imu e addizionale Irpef – ai minimi storici.

E allora via con i tagli. Che, con ogni probabilità, interesseranno anche la voce di spesa “Servizi ausiliari all’istruzione”.

Con un’unica alternativa, spettro che avanza: l’aumento delle spese per le famiglie. E allora aumento dei contributi per le mense, per lo scuolabus. Oppure taglio dei servizi.

Come quello di assistenza per gli alunni disabili, che già nel 2017 collocava il Veneto al terzultimo posto in tutta Italia, con una media ben poco lusinghiera di 7,3 alunni per assistente. Peggio solo la Campania e il Molise. Effetti collaterali del Covid?

Già, come sempre a scapito della scuola. —

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