Sgominata banda di spacciatori Patenti a rischio per i clienti

Tremano decine di professionisti e imprenditori intercettati e segnalati al prefetto Saranno sottoposti all’analisi delle urine e, se positivi, non potranno più guidare

pordenone

Patenti a rischio per decine di consumatori di cocaina, segnalati dall’Arma in Prefettura nell’ambito di un’indagine per spaccio fra le province di Pordenone, Venezia e Treviso, che ha portato ieri all’alba all’esecuzione dei sei misure cautelari: due custodie in carcere, una agli arresti domiciliari, tre obblighi di dimora.


Tremano liberi professionisti, avvocati, commercianti e imprenditori: dopo la segnalazione in Prefettura saranno sottoposti all’analisi delle urine. In caso di positività alla droga, la patente può essere sospesa. Servono infatti determinati requisiti psicofisici per poter guidare. Rifiutarsi di sottoporsi all’esame equivale, peraltro, a un risultato positivo.

I carabinieri del Nucleo investigativo provinciale, al quale il pm Monica Carraturo ha affidato l’indagine, hanno contato un centinaio di nominativi nelle intercettazioni. C’è chi ha ammesso di aver acquistato la droga e chi invece non ha reso dichiarazioni. La procura ha deciso di indagare per favoreggiamento chi non ha voluto dare il proprio contributo all’inchiesta. «La clientela era trasversale», ha precisato in conferenza stampa il comandante del Reparto operativo di Pordenone, tenente colonnello Vincenzo Nicoletti. Fra i consumatori c’erano anche persone benestanti, capaci di spendere fino a 500 euro al colpo per un festino a base di cocaina.

Il tenente colonnello Pier Luigi Grosseto, alla guida del Nucleo investigativo, ha osservato come ci fossero «clienti molto esigenti», che richiedevano droga purissima e che in più di qualche occasione si sono lamentati della scarsa qualità. E la catena di distribuzione ha provveduto al cambio merce per il consumatore insoddisfatto. Per questo una dose, pari a meno di un grammo, veniva smerciata a 80-100 euro: un prezzo più elevato della media.

I detective dell’Arma hanno ricostruito la rete, documentando una cinquantina di cessioni attraverso intercettazioni telefoniche e successivi servizi di osservazione, pedinamento e controllo.

Difficile ricostruire la rete dalle telefonate: venivano usate schede ricaricabili, intestate a soggetti irreperibili. Un altro accorgimento viene adottato dagli spacciatori: portare con sé solo la droga richiesta dall’ordine, non ci sono depositi di stoccaggio. Ecco perché i sequestri non sono stati ingenti. Dove si incontravano per le cessioni? Pusher e clienti si davano appuntamento nei locali pubblici a Pordenone e in provincia. I pagamenti venivano effettuati in contanti oppure in conto vendita.

Gli inquirenti ritengono che il giro di droga fosse gestito da soggetti di nazionalità albanese, che a loro volta si rifornivano in provincia di Treviso. Il tenente colonnello Nicoletti ha quantificato in un chilogrammo al mese il giro d’affari a monte, per un valore di 100 mila euro.

In carcere sono finiti i due cittadini albanesi Leart Bejo, 28 anni, di Pordenone e Version Rexha, 31 anni, residente a Cinto Caomaggiore. Agli arresti domiciliari Tonin Ndoci, 26 anni, di Roveredo in Piano. Tre gli obblighi di dimora disposti dal gip Monica Biasutti. —



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