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Venezia, la “Control room” del Mose non è pronta e i lavori slittano di 6 mesi. Intanto ci pensa l’Esercito

Paratoie guidate dalla vecchia sala del 2012 con i ponti radio del Genio militare. Piastra sbagliata e micropali introvabili. Dopo Mantovani, arriva la Ccc. Ma molte piccole aziende attendono di essere pagate

I ritardi

La «Control room» del Mose non è pronta. Il termine dei lavori slitta di sei mesi. E in assenza della grande «Cabina di regia» per alzare le paratoie si dovrà utilizzare la control room «di riserva». E il Genio dell’Esercito con i suoi ponti radio.


Sei mesi di ritardo sul termine del 30 giugno. Che era già stato «aggiornato», dal momento che il contratto prevedeva la conclusione dei lavori per il 2 febbraio 2020. Rallentamenti che nemmeno l’avvento del commissario «Sblocca cantieri» hanno eliminato.

Hanno un’origine lontana. Negli errori e degli interventi malfatti realizzati soprattutto alla base di quella che doveva essere la nuova grande e moderna cabina di regia. Progetto originale firmato da Thetis, lavori della Mantovani, la prima azionista del Consorzio Venezia Nuova. Dopo attente verifiche, gli amministratori straordinari Fiengo e Ossola, arrivati con nomina Anac e Ministero dell’Interno dopo lo scandalo del 2014, avevano tolto l’incarico all’azienda padovana, monopolista ai tempi del governo Galan, e li avevano affidati alla Ccc. Ma dopo qualche mese è arrivata una lettera del presidente della cooperativa con sede a Musile di Piave, Luigi Basso. «Per una serie di motivazioni non imputabili a questa società», scrive il responsabile aziendale, «siamo a chiedervi uno spostamento di 150 giorni dei termini previsti».

Tra le «cause», problemi di statica delle piastre, micropali «non reperibili» sul mercato. Addirittura il Salone Nautico, che secondo il direttore dei Lavori Marcello Carelli avrebbe provocato nell’estate dl 2019 ritardi al proseguimento dell’opera.

Fatto sta che la Control room slitta ancora. Costi non proprio secondari nella grande opera da sei miliardi. Tre milioni e mezzo stanziati per realizzare l’infrastruttura all’interno dell’Arsenale, altri 6 milioni e mezzo per pagare Fastweb, l’azienda di telecomunicazioni che ha vinto la gara. E che ovviamente non può partire finché l’edificio non è completato. Adesso, nel bel mezzo dell’Arsenale Nord, la Tesa 112, che dovrebbe diventare il «cuore» del sistema Mose è soltanto un insieme di impalcature e un deposito di materiali. Per renderlo operativo ci vorranno ancora mesi.

Intanto si prova a guidare le movimentazioni delle paratoie dalla vecchia sala di controllo, realizzata nel 2012 con tecnologie ormai superate. E i collegamenti, come successo nell’ultima «inaugurazione» alla presenza del premier Conte e del ministro De Micheli, saranno affidati ai ponti radio dell’Esercito.

Non è l’unica incompiuta all’interno del grande Arsenale. Sono in attesa di risposta da parte di Provveditorato e commissario Spitz anche il futuro degli storici Bacini di carenaggio, in un primo tempo destinati alla manutenzione delle paratoie. Da due anni esiste un atto che stabilisce l’opportunità di spostare le lavorazioni a Marghera, firmato dall’ex provveditore Roberto Linetti. Altri lavori sono stati realizzati ma non ancora pagati alle piccole imprese, per un totale di oltre un milione di euro. Si dovrà infine stabilire se l’area Nord del complesso monumentale dell’Arsenale dovrà essere trasformata in centro di manutenzione delle paratoie. O destinato a cantieristica, mantenendo al suo interno solo il controllo del Mose. —



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