Lo chiamano Mummia: lo spacca-auto di nuovo nei guai 

Il 35enne ha violato il divieto di dimora a Venezia dopo l’ultimo arresto di martedì. Ora dovrà lasciare l’Italia in sette giorni. Donadel: «Fallimento dei Servizi sociali» 

VENEZIA. Aveva patteggiato solo pochi giorni fa una pena di nove mesi, con annesso divieto di restare nel comune di Venezia. Eppure, dietro le segnalazioni dei residenti, il “Mummia” - il suo soprannome - dalla Bissuola non se n’era affatto andato. E così gli agenti della polizia locale lo hanno prelevato e portato in Questura.

Dove il 35enne della Sierra Leone, con diversi precedenti alle spalle, ha ricevuto il decreto di espulsione dall’Italia entro sette giorni, strumento previsto nei confronti di stranieri che siano ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico. Più volte arrestato negli anni, sia per spaccio di stupefacenti, il 35enne non smette di dar notizia di sé. Da qualche tempo ha preso ad aggredire a colpi di sputi le persone, passando poi ad insulti e resistenza. L’ultima (precedente) condanna a un anno e 2 mesi è di giugno, quando ha aggredito a colpi di sputi una famigliola al Parco Albanese e poi si è scagliato contro i poliziotti intervenuti. Lo scorso martedì notte, le telecamere della rete di videosorveglianza collegata alla centrale operativa della Polizia locale, lo hanno ripreso mentre scagliava una bottiglia di birra contro il finestrino di un’automobile posteggiata sempre nei pressi del parco Albanese mandando in frantumi il vetro del lunotto posteriore. Nel corso del loro giro di perlustrazione, verso le quattro di notte, i vigili avevano incrociato l’uomo, senza fissa dimora e con precedenti anche per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, molestie e disturbo alle persone, danneggiamento aggravato.


E sull’ultimo arresto – in ordine di tempo – nei confronti del 35 enne e tra le vittime dello stesso Mummia, si è espresso anche Claudio Donadel, ex responsabile del servizio antitratta del Comune e tra le vittime dello stesso 35enne.

«Se oggi molti residenti del quartiere Carpenedo-Bissuola», le parole di Donadel, «hanno finalmente la possibilità di tirare un sospiro di sollievo per l’inevitabile arresto di Mohammed D. soprannominato “il mummia”, è giusto ricordare che questo arresto costituisce una sconfitta per l’intera comunità e in particolare per quella operatività sociale che solo pochi giorni fa l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Venezia difendeva assicurando di non aver mai tagliato i Servizi Sociali e in particolare quelli di strada. Bisognerebbe saper spiegare ai cittadini come mai nei confronti del cosiddetto “mummia”, che impersonifica “la povertà che si evolve in sofferenza psichiatrica”, i Servizi Sanitari e Sociali di questo territorio non hanno saputo intervenire per lasciare l’iniziativa all’azione repressiva alla quale va quantomeno dato il merito di aversene fatto carico ma per dare risposte temporanee e di puro contenimento. È un bene che sia stato arrestato, in prigione è sicuramente più al sicuro, ma di una cosa sono altrettanto sicuro: l’arresto del “mummia”, il non aver avuto nessun’altra alternativa per un malato mentale che l’arresto, è un brutto, bruttissimo segnale per questa città». —




 

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