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Venezia. Il Mose fa acqua: i giunti non tengono. Nuova emergenza scoperta dai sub

Infiltrazioni d’acqua nelle parti che uniscono i cassoni, bulloni ossidati. E il jack-up non può salpare. «Paghino le imprese»

Alberto Vitucci
2 minuti di lettura

VENEZIA.

Acqua dentro i cassoni, bulloni ossidati. E i giunti che non tengono la pressione dell’acqua. I problemi del Mose affiorano anche dopo l’inaugurazione e gli annunci dell’opera ormai giunta alla sua conclusione. Una nuova emergenza è stata segnalata al Consorzio Venezia Nuova al termine di un sopralluogo subacqueo effettuato dai tecnici della ditta Trelleborg. Ispezioni e controlli culminati con un rapporto inviato il 4 agosto scorso dai toni allarmanti.

È stata riscontrata la presenza di acqua tra i giunti Gina e Omega, che garantiscono la tenuta stagna dei cassoni in calcestruzzo sott’acqua, dove sono ancorate le paratoie del Mose. Entra acqua, dunque. E le prove di pressione eseguite a Treporti non hanno dato esito positivo. Si registrano perdite di pressione e infiltrazioni d’acqua. Un problema serio per un’opera che sta sul fondale della laguna. Non basta. Perché il rapporto segnala lavori «non fatti a regola d’arte». Bulloni ossidati, e con lunghezze diverse da quelle di progetto,

Situazione che richiede interventi tecnici approfonditi. E una spesa supplementare per questa manutenzione straordinaria. «Che potrà essere addebitata», segnalano gli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova, «all’impresa che ha realizzato i lavori, cioè la Mantovani.

Il guaio che preoccupa di più è la mancata tenuta della pressione sott’acqua. Ma si scoprono anche particolari che finora nessuno aveva portato alla luce. Come la realizzazione dei giunti con gomma non adeguata e con una conformazione non prevista dal progetto originario. Significa, spiega un tecnico, che potrebbe essere a rischio anche la tenuta e la sicurezza del sistema in particolari condizioni.

Nuova emergenza, dunque. Che si aggiunge ai guai del jack-up, la nave attrezzata da anni parcheggiata nel Bacino grande dell’Arsenale e mai utilizzata per la movimentazione delle paratoie. È costata 52 milioni di euro, più qualche altro milione per farla riparare. Adesso si è deciso di modificarla e di renderla «più corta».

Dopo sei anni dalla fine della costruzione non ha ancora il collaudo per poter navigare. In compenso presenta vernici scrostate, cilindri danneggiati all’interno che non si possono smontare. Difetti di costruzione che hanno portato i tecnici a lanciare l’ennesimo allarme.

Così mentre la politica discute di come guidare nei prossimi anni la gestione e la manutenzione del Mose ci si dimentica che il Mose non è affatto finito. Ai cento milioni già previsti per riparare i guasti tecnici si aggiungono adesso quelli scoperti negli ultimi giorni.

Era prevedibile per un’opera nata per vivere sott’acqua? Forse sì, euro certi limiti. Gli scandali e la corruzione e i ritardi conseguenti hanno aggravato la situazione. Ma la realtà che gli amministratori straordinari del Consorzio – nominati nel 2014 dall’Anac di Cantone e dal prefetto di Roma dopo gli arresti – hanno scoperto negli ultimi anni parla di lavori «malfatti», di scarsi controlli e di opere che non sono affatto concluse.

Così il jack-up e la questione della sabbia che si accumula sotto le paratoie quando queste vengono alzate. E’ successo anche il giorno dello sbarco in laguna del premier Conte e di mezzo governo. Dopo trent’anni non si è ancora realizzato il sistema per la pulizia sott’acqua. E la sabbia viene rimossa con la benna, sistemi manuali.

Ci sono anche da sostituire valvole e tubazioni rotte. Da modificare la conca di navigazione di Malamocco, costata 360 milioni di euro e inutilizzabile per le navi del porto. E infine da risolvere i contenziosi con le aziende responsabili dei lavori. Una telenovela che va avanti da quasi quarant’anni, da quando nel 1984 lo Stato affidò al monopolista Consorzio Venezia Nuova i lavori in laguna e la costruzione del Mose. Lavori che non sono affatto conclusi. —

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