Consorzio chiuso, Provveditorato addio Gestione del Mose all’Autorità a fine 2021

Il sottosegretario Martella: «Basta frammentazioni, un solo ente gestirà la salvaguardia, con le amministrazioni presenti»



Finisce l’era del Consorzio Venezia Nuova e pure quella degli uffici veneziani del Provveditorato interregionale delle opere pubbliche: per tutto quanto riguarda la salvaguardia di Venezia e delle sue acque (Mose compreso) con l’approvazione in Consiglio dei ministri, è iniziata l’era dell’Autorità per la laguna di Venezia.


Non sarà una gestione “veneziana”: il boccino resterà saldo nelle mani dello Stato, ma gli enti locali siederanno nel comitato di gestione.

Ma quali poteri avrà, quali fondi, quando sarà operativa? Andiamo per punti, scorrendo il testo del decreto.

primo step: UN MESE

La nuova Autorità non sarà operativa “domani”: prima la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e poi, entro due mesi, la conversione in legge in Parlamento. A quel punto scatteranno i 30 giorni per la nomina del presidente dell’Autorità e del commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova. «Considerando i tempi, il passaggio definitivo delle consegne avverrà con la conclusione del Mose, a fine 2021», dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il veneziano Andrea Martella.

una nuova “autorità”: cosa farà?

Il decreto del governo, biglietto da visita dell’Autorità per la laguna di Venezia, la definisce come «ente pubblico non economico di rilevanza nazionale dotato di autonomia amministrativa, organizzativa, regolamentare, di bilancio e finanziaria, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del ministro delle Infrastrutture. All’Autorità sono attribuite tutte le funzioni e competenze relative alla salvaguardia della città di Venezia e della zona lagunare, comprese quelle del Magistrato alle Acque e trasferite al Provveditorato interregionale». Tradotto? Dovrà approvare il piano triennale per la tutela della laguna, gestirà il Mose, progetterà e coordinerà tutti gli interventi di salvaguardia, avrà funzioni di polizia lagunare, rilascerà le concessioni per lo scarico delle acque reflue, regolando la navigazione e le opere necessarie al mantenimento dei canali.

chi ne fa parte?

Al vertice, l’Autorità avrà un presidente operativo, nominato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - su proposta del Mit, sentiti Regione e Comune di Venezia - «scelto tra persone che abbiano ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità, con alta e riconosciuta competenza ed esperienza». Tre anni di incarico, un solo rinnovo possibile. Presiederà un Comitato di gestione tecnico, composto da 7 dirigenti scelti dalle singole amministrazioni «tra il personale del ministero Infrastrutture e trasporti, Economia e finanze, Beni culturali e turismo, Ambiente, Regione Veneto, Città metropolitana e Comune di Venezia». C’è poi un Comitato consultivo con esperti indicati dai Comuni di Venezia e Chioggia, Autorità portuale, Capitaneria e giunta regionale. «Con l’Autorità si riconosce la specificità e unicità di Venezia e della sua laguna», commenta Martella, «ma era giusto che un’opera dello Stato come il Mose e fondi pubblici della Legge speciale venissero gestiti da un’Autorità statale, nella quale però gli enti locali sono per la prima volta pienamente presenti». Resta il Comitatone interministeriale: avrà il compito - questo sì politico - di definire il piano degli interventi.

una società “in house” per il mose

Tra le funzioni principali dell’Autorità ci sarà la gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria del Mose. Lo farà attraverso una società «interamente partecipata, per servizi professionali e di assistenza tecnica di elevata specializzazione». E il personale? È previsto un percorso di selezione come da decreto 165/2001, fortemente voluto da M5s. E i lavoratori di Cvn, Comar, Thetis? «Hanno competenze uniche, difficili da replicare per gli esterni», commenta Martella. La selezione terrà conto dei loro titoli, ma il percorso non è per ora automatico.

con quali e quanti soldi?

All’Autorità è assegnato un contingente di 100 unità: i dipendenti dell’ex Provveditorato potranno fare domanda di trasferimento. Avrà in dotazione 2,5 milioni per il 2020 e 10 per il 2021. E i 530 milioni che servono a completare il Mose? L’articolo 23 è criptico nel linguaggio tecnico e non dà cifre. «Ma sostanzialmente stanzia i 530 milioni mancanti al completamento dell’opera», assicura il sottosegretario Martella, «si tratta di fondi non spesi, ratei “ritrovati” dall’ex provveditore Linetti e ora messi a disposizione per completare l’opera». Entro il 31 marzo 2021, dice il decreto.

il commento

«Sono molto soddisfatto perché l’Autorità segna la svolta, aprendo una pagina nuova in cui unicità e specificità di Venezia sono riconosciute e con una governance all’altezza», commenta Martella, «non solo gestirà il Mose, ma tutta la salvaguardia della città e laguna, dalla manutenzione al disinquinamento, senza più frammentazioni di competenze».

centro per il clima

Il decreto dà anche organismi al già istituito Centro Internazionale di Studi sui Cambiamenti Climatici. «Una tappa importante: si passa alla fase operativa», commenta il deputato pd Nicola Pellicani, «nascerà perciò a Venezia un centro con l'obiettivo di assegnare ai problemi veneziani la dimensione internazionale che meritano, un'interfaccia fra il mondo della ricerca e quello dei decisori a beneficio della città, ma anche con lo scopo di trasmettere conoscenze, con un interesse primario per il bacino del Mediterraneo».

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