«Io, detective assunto dai genitori per spiare i loro figli durante la movida a Jesolo»

Dopo un quarto di secolo in polizia Mario Borgia ha aperto un’agenzia privata: «Vogliono sapere se si drogano» e li segue sino a Jesolo

JESOLO. Ne abbiamo conosciuti tanti, nelle storie e nei film che ci affascinavano fin da ragazzini: c’è lo scaltro Sherlock Holmes e il macchiettistico Clouseau, l’intrepido Maigret e l’intrigante Marlowe, le moderne serie tivù ne sono intrise così come tutti i generi cinematografici. Il detective è una figura chiave dell’immaginario ma nella realtà del 2020 i ragazzini non sono più i fruitori delle storie, bensì i protagonisti.
 
A raccontarcelo è Mario Borgia, tarantino d’origine e trevigiano d’adozione, un veterano del mestiere, con 25 anni nella Polizia di Stato in tutta Italia e 12 da detective privato. La sua agenzia, “Discovering Investigazioni” di Montebelluna, sempre più spesso infatti riceve richieste da parte di genitori trevigiani desiderosi di monitorare il comportamento dei figli, specie nella spiaggia jesolana, meta dei desideri proibiti “lontano” da casa.
 
«I genitori cercano di avere informazioni riservate sui figli da sempre, ma in quest’ultimo periodo sono maggiormente in difficoltà a reperirle in modo autonomo» spiega Borgia «è in crescendo quindi la richiesta, soprattutto da famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano, di sapere chi sono le frequentazioni e cosa fanno i loro ragazzi quando sono lontani».
 
Oggetto dello sguardo degli investigatori (Borgia conta su una nutrita squadra di collaboratori con cui opera in Italia e all’estero) sono soprattutto minorenni e l’apprensione di mamma e papà è alimentata dalle tentazioni più pericolose e oggi quantomai a portata di mano anche per i più giovani.
 
«La maggior preoccupazione dei genitori è se il figlio possano diventare tossicodipendente o alcolista» continua Borgia «spesso queste dipendenze comportano altre problematiche che vanno dal commettere reati al mettere in pericolo la propria incolumità e quella degli altri. Investigando su queste aree ci preoccupano i fenomeni di istigazione all’autolesionismo, suicidio e le cosiddette “prove di coraggio” che i social possono propagare in maniera esponenziale. I genitori che chiedono un’indagine sull’uso di droghe pesanti non si rendono conto che a volte, tra le immagini postate dal gruppo di amici, ci siano comportamenti che possono mettere a rischio la vita, come per esempio uno che si fa fotografare mentre è su un tetto spiovente, da un altro che, evidentemente, è sullo stesso luogo. Magari il genitore è soddisfatto perché il figlio non fa uso di droghe o alcol ma non si rende conto che ci sono altri comportamenti pericolosi per lui».
 
Non immaginatevi l’impermeabile cammello e la macchina fotografica, il pedinamento non è più solo fisico ma anche virtuale, perché i giovani sui social seminano indizi come le briciole di Pollicino, e nulla sfugge per tracciare il “profilo” del sorvegliato speciale. «È fondamentale restare al passo con i tempi, per cui utilizziamo ogni metodo che ci consenta di arrivare all’obiettivo» svela il detective «ci aiutano molto le tecniche di profilazione e per questo è fondamentale il primo colloquio con i genitori, al quale dedichiamo la massima attenzione». C’è chi penserà che l’adolescenza è fatta per le nuove esperienze, libere da controlli e foriere di passi avanti nella crescita, anche prendendosi dei rischi, e quest’autenticità è assicurata dalla discrezione del servizio. «Non è mai successo, sinora, che i ragazzi si siano accorti di essere osservati» racconta Borgia «quando abbiamo avuto sentore che la situazione fosse grave abbiamo consigliato ai nostri clienti di rivolgersi direttamente agli assistenti sociali o alle forze di Polizia».
 
Insomma, più che spie, i detective sembrano essere dei veri “angeli custodi”. Ma che idea si è fatto di questa gioventù post millennials? «I ragazzi di oggi» conclude l’investigatore «sembrano attratti dalla trasgressione e dalla popolarità. Diversi anni fa erano soprattutto gli emarginati a rischio di droga e alcol, mentre oggi la platea è più ampia, senza distinzioni di classe e di cultura. Tuttavia sono fiducioso, anche grazie alla maggiore informazione dei media, che la società civile saprà reagire in modo adeguato ai nuovi fattori di rischio trovando il canale di comunicazione migliore per relazionarsi in modo efficace con i nostri giovani». —

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