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«Pronto a scattare per Donadio» Arena parla e poi si sente male

Il collaboratore ha risposto per due ore prima di essere colpito da un malore L’imprenditore Zorzetto vittima di usura e accusato di bancarotta fraudolenta

eugenio pendolini
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mestre

Cambia la veste ma non la sostanza. Il collaboratore di giustizia, Girolamo Arena, è comparso ieri davanti al giudice Michela Rizzo in qualità di imputato nel rito abbreviato che procede in parallelo con il maxi processo alle infiltrazioni camorristiche a Eraclea. Arena è stato ascoltato per sole due ore, prima di dare forfait per un malore (già accusato nelle scorse settimane). La fine del suo esame, dunque, è stata rinviata a settembre quando sarà il turno delle domande dell’accusa, rappresentata dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini, e degli avvocati difensori. Ieri, Arena ha risposto solamente alle domande della giudice, di fatto confermando quanto già dichiarato in aula bunker appena una settimana fa, quando nel corso del dibattimento era comparso come teste. «Quando venivo chiamato da Donadio, ero pronto a scattare», ha ripetuto ieri davanti al giudice. Secondo l’accusa Arena, che dal 3 luglio è diventato ufficialmente un collaboratore di giustizia, fin dal 2011 ha partecipato attivamente alle attività di intimidazione e alle estorsioni e recupero crediti. Per come ricostruito durante le indagini, faceva parte di quel gruppo d’azione composto da uomini fidati di Luciano Donadio. Le cui scorribande, come dichiarato nel corso dell’esame durante il procedimento, si spingevano anche oltre i confini del Veneto e addirittura fino a Modena. Sul fronte dei controlli da parte delle forze dell’ordine, poi, le spalle erano coperte. «C’era chi ci avvisava di far sparire armi e documenti», aveva raccontato Arena davanti al collegio presieduto da Stefano Manduzio, «a Donadio arrivava una telefonata, poi ci diceva di fare pulizia».

Prima dell’esame di Arena, durante l’udienza di ieri è stato sentito anche l’imprenditore Amorino Zorzetto, su cui pende l’accusa di bancarotta fraudolenta. Ma nel maxi procedimento, Zorzetto risulta anche come vittima di usura perpetrata da Donadio e i suoi. E secondo la linea dell’accusa, le due posizioni sarebbero connesse. Zorzetto sarebbe incorso nel delitto per cui è a processo nel rito abbreviato proprio per far fronte ai debiti usurari dovuti al clan. Un debito così ingente, sostiene la Procura, da far ricadere Zorzetto in una malattia degenerativa (che lo stesso imputato afferma causata dallo stress) che lo ha costretto a letto per tutto il 2009, l’anno successivo alla pronuncia di fallimento della Amir srl, società di cui era amministratore e tramite la quale erano avvenuti i contatti con il Donadio. L’imputato però ieri si è detto «ignaro» dell’usura.

Le udienze del processo riprenderanno a settembre, quando oltre all’ex sindaco di Eraclea Graziano Teso, davanti ai giudici comparirà anche l’avvocato Annamaria Marin per dichiarazioni spontanee. —



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