Non solo Mose, difese locali per limitare le acque alte

Il progetto della Basilica con le lastre in vetro andrà a fine mese all’approvazione 35 milioni per isolare la Piazza San Marco. Un milione e 800 mila per Pellestrina

Alberto Vitucci

Non solo Mose. Anche con le dighe ultimate la Basilica di San Marco è a rischio. Perché le barriere si alzeranno solo con le maree superiori a 110 centimetri quando il progetto sarà ultimato. E a 110 centimetri San Marco è già allagata con quasi 40 centimetri d’acqua che danneggiano colonne, mosaici, murature. E anche il Mose sollevato in condizioni estreme come quelle del 12 novembre 2019, ammoniscono gli esperti, non potrebbe isolare del tutto la laguna del mare. L’acqua entra attraverso i “traferri” tra una paratoia e l’altra (almeno 10 centimetri di dislivello). Ma viene anche dai fiumi (almeno 5 centimetri), dalle piogge per altri 10 centimetri. Insomma, una differenza studiata in passato, di cui tener conto.


Ma il primo problema resta la difesa di San Marco. Non se n’è parlato nel giorno dell’inaugurazione del Mose con il premier Conte. Ma è urgente avviare i lavori per la difesa “provvisoria” della Basilica con lastre in vetro. Una proposta progettuale dovrebbe arrivare al Comitato tecnico del Provveditorato a fine luglio. Si dovranno mettere insieme il progetto di difesa idraulica di Andrea Rinaldo e Mario Piana con gli “abbellimenti” voluti dalla commissaria Elisabetta Spitz, che ha affidato una consulenza allo studio milanese dell’architetto Stefano Boeri. Così il progetto della Procuratoria che era pronto da febbraio e approvato dal Comitato di settore del ministero dei Beni Culturali è stato fermato. È arrivata la proposta Boeri. Che però in molti punti è irrealizzabile. E anche “pericolosa”, secondo le indicazioni scritte dagli ingegneri. Barriere di vetro che sono state trasformate con aperture a scorrimento («Non tengono l’acqua»), poggiate su pilastrini in vetro poco resistenti. Spostate in avanti di un metro verso la Piazza, proprio dove ci sono i sottoservizi e l’area archeologica. Un leggio in metallo che corre per tutta la protezione ad altezza bambino, un metro e 20. Tutto fermo. E architetti e ingegneri al lavoro per trovare una soluzione. Intanto il tempo passa. E i lavori difficilmente saranno conclusi per la stagione delle acque alte.

Difese locali che sembrano adesso l’idea recuperata dopo anni di “monocultura” legata alla grande opera.

Così si attende anche il via ai lavori per l’isolamento completo della Piazza per le maree fino a 110 centimetri, su progetto elaborato da Kostruttiva e Thetis. Il costo è di 35 milioni di euro. Poco più della metà di quanto costata la nave gialla per il trasporto delle paratoie (55 milioni di euro). E si lavora anche alla difesa dei centri abitati e delle isole. Un tema sentito anche dal governo. Con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è recato venerdì scorso a Pellestrina a verificare di persona lo stato dei lavori. Ci era stato anche all’indomani dell’Aqua granda del 12 novembre per fare la conta dei danni.

Adesso il Comune ha stanziato un milione e 830 mila euro dei fondi ricevuti dal governo per avviare la sistemazione idraulica della riva lato laguna di Pellestrina. Il muretto sarà sostituito, il terreno reso impermeabile alla risalita della marea. Le pompe che non avevano funzionato saranno ricostruite. —

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