Guasto all’impianto, fuga di acido fluoridrico

L’intervento dei pompieri ieri mattina alla Fluorsid. Arpav: nessun rischio per la popolazione. Polemica Marinese-Bettin

È bastato un piccolo sversamento di acido fluoridrico a riaccendere la preoccupazione su Porto Marghera. Ieri mattina, intorno alle 4, una fuoriuscita si è verificata all’interno dello stabilimento Fluorsid Alkeemia (ex Solvay Fluor), uno dei maggiori produttori di fluoruro di idrogeno nel mercato europeo. Sul posto sono intervenute squadre dei vigili del fuoco e di Arpav.

L’intervento, durato qualche ora, è riuscito a contenere le perdite grazie anche ai dispositivi di sicurezza di cui è dotato l’impianto, tra cui un sistema di cortine d’acqua rivelatosi provvidenziale. Le acque utilizzate per l'abbattimento sono state convogliate nel bacino dell'impianto. La causa dell’incidente starebbe nella rottura di una piccola tubazione larga pochi centimetri che, come spiega l’azienda, fa parte di una nuova sezione dell’impianto di produzione attivata appena dodici ore prima dell’incidente di ieri mattina. «Tutte le procedure di sicurezza sono state attivate immediatamente», spiega l’amministratore delegato di Fluorsid, Lorenzo Di Donato, che ieri mattina si trovava proprio nell’impianto di Porto Marghera, «si è trattato di una perdita irrilevante, risolta nel giro di poco tempo grazie all’intervento dei pompieri e degli strumenti interni di cui è dotato l’impianto. Ora continueremo con le analisi per capire esattamente le cause della fuoriuscita».


Fin da subito, pompieri e Arpav hanno escluso pericoli per la popolazione: una precauzione dovuta, visto anche il recente rogo della 3VSigma. Per Luca Marchesi, direttore generale Arpav, la perdita è stata «modesta» e il presidio delle cortine d’acqua recentemente installato si è rivelato «molto utile». L’incidente ha provocato la reazione di Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera, che ha chiesto «la massima chiarezza» sulla fuoriuscita di acido fluoridrico: «Il solo nome dell’acido fluoridrico», le parole di Bettin, « evoca a Marghera timori fondatissimi, e memorie dolorose, come la tragica esplosione del 22 marzo 1979 che costò la vita a tre lavoratori. Proprio per questo dobbiamo conoscere, fino al dettaglio, cosa è davvero accaduto. Le rassicurazioni provvisorie e generiche di queste ore non aiutano né tranquillizzano nessuno». A stretto giro di posta, la dura replica di Vincenzo Marinese (Confindustria): «Paragonare l’esplosione di una bombola significa vanificare 30 anni di lotte. Il Petrolchimico è sicuro, Marghera e le sue industrie non hanno bisogno di disinformazione e di Cassandre che ad ogni inconveniente strillano al disastro». —

eugenio pendolini

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