D’Alpaos: «La sabbia, problema insoluto. Una buffonata inaugurare il Mose adesso»

Il professore di Idraulica: «Lo sappiamo dal 2006, il rimedio ancora non c’è. Ci facciano vedere i dati delle prove»

VENEZIA. «Inaugurare il Mose adesso? Mi sembra una buffonata. Prima si dovrebbero risolvere i problemi che ci sono. Come quello della sabbia che blocca le paratoie». Luigi D’Alpaos, professore di Idraulica all’Università di Padova, è uno dei massimi esperti di idrodinamica lagunare. Studia da anni fenomeni dell’erosione in laguna.

Adesso definisce «grave» l’inconveniente registrato agli ultimi test e riportato dalla Nuova sabato scorso. Le paratoie di Treporti si alzano, ma non rientrano negli alloggiamenti in fondo al mare. Colpa della sabbia dei sedimenti. «Un problema non certo nuovo. Si sapeva dal 2006, quando per il Comune facemmo le relazioni sul progetto, poi approvato dal governo Prodi. La cosa grave è che non sia stato pensato un rimedio in fase di progetto».

Perché in quel punto, spiega l’ingegnere, la differenza di livello e la “trincea” dove sono i cassoni e le paratoie sul fondo si comporta come una specie di “trappola”. Non appena la paratoia viene sollevata, il suo alloggiamento nei cassoni viene riempito di sabbia. Inevitabile? Non proprio. A Rotterdam, ad esempio, il progetto delle dighe comprende anche degli impianti sott’acqua per la pulizia. Quando le dighe vengono abbassate, si fermano qualche minuto prima di essere completamente sul fondo, per dare modo all’impianto di ripulire. Qui invece la sabbia si deposita. Qualche anno fa era stato proposto un maxirobot esterno per togliere i sedimenti. Scartato perché troppo costoso».


Intanto l’insabbiamento continua. «E sarà difficile fermarlo», dice lo scienziato, «anzi prima o poi si verificherà anche nelle altre bocche, anche se in forma minore». I test e le prove, dice, dovrebbero servire proprio a mettere a punto il sistema.

«Ma ancora non siamo in grado di sapere», continua, «cosa succede durante questi test. Il Consorzio e il Provveditorato dovrebbero mettere a disposizione i dati per gli scienziati e degli ingegneri. Non si possono limitare a dire che “tutto è andato bene”. L’ultima prova, il 2 luglio, è stata fatta in condizioni di marea calma, con un’escursione di soli 20 centimetri».

«Assurdo», scuote la testa D’Alpaos, «per dire che il Mose è pronto bisogna testarlo in condizioni di mare agitato e non con l’acqua calma. Per escludere il rischio di risonanza denunciato da Chang Mei e da Principia. Non risolta ancora la questione della velocità delle operazioni. Da progetto ci dovrebbero mettere mezz’ora a venire su, 15 minuti per essere riabbassate. Ma i tempi sono ancora molto lunghi». La cosa più grave, conclude D’Alpaos, è quella che si vada avanti sempre con il solito metodo. Senza confrontarsi in modo trasparente con la comunità scientifica. «Ci aspettavamo un cambio di metodo e di passo dopo lo scandalo tangenti. Invece si va avanti come prima. Facciano i test prima delle cerimonie». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Crema spalmabile di lattuga, noci e feta greca

Casa di Vita
Video del giorno

Auto nel canale a Dolo, il guidatore aiutato a guadagnare la riva

La guida allo shopping del Gruppo Gedi