Alloggi turistici per gli studenti L’accordo ancora non decolla

Il 70% senza fossa settica. Abbav: «A breve norma per sospendere le locazioni» L’osservatorio Ocio critico: così gli universitari vengono usati come tappabuchi

Era nato con l’obiettivo di incentivare la residenzialità, a favore soprattutto degli studenti universitari in un periodo storico in cui, causa Covid, il mercato degli affitti turistici in centro storico è inevitabilmente in calo. Ma, per il momento, il protocollo siglato a fine aprile tra Comune, Iuav, Abbav e Agata, è iniziato a rilento. Anzi, con il freno a mano tirato: il 70% dei proprietari di casa non può nemmeno accedere al programma. Il motivo? Le fosse settiche. O meglio, il nuovo regolamento edilizio. Già perché, a distanza di quasi tre mesi, manca una norma del Comune che permetta ai proprietari di casa di affittare agli studenti senza temere di perdere la locazione turistica

L’inghippo parla la lingua del burocratese e riguarda soprattutto il centro storico. Per concedere una casa in affitto agli studenti, vista come una boccata d’ossigeno per il settore in un periodo di ripresa lenta del turismo, il proprietario di casa dovrebbe chiudere la locazione turistica e fare un contratto transitorio per gli studenti, che abbia una durata semestrale o annuale.


Terminata la quale, però, non può più riaprire ex novo l’attività di ricezione turistica se non ha le fosse settiche previste come obbligatorie dal nuovo regolamento edilizio approvato a febbraio di quest’anno. Il che, di fatto, diventa quasi un disincentivo all’operazione. «Dopo aver chiesto lumi alla Regione», spiega Ondina Giacomin di Abbav, «ora stiamo aspettando dal Comune la firma sulla delibera». Una delibera, cioè, che permetterebbe di sospendere e congelare l’affittanza turistica: ciò permetterebbe di dare in affitto la casa agli studenti per il tempo necessario, per poi tornare alla clientela dei b&b. «E in questo momento», aggiunge Giacomin, «non c’è alternativa agli studenti o ai residenti: 1 stanza su 25 è presa dai turisti, se tutto va bene il mercato ripartirà a giugno 2021. Per il momento, qualche casa è stata affittata agli studenti, soprattutto a Mestre». Nel frattempo, a fare le pulci al protocollo d’intesa tra Comune, Iuav e Abbav ci pensa l’osservatorio Ocio, specializzato sulle tematiche della residenzialità in centro storico.

L’indice dell’associazione cittadina è puntato contro la «temporaneità» degli accordi tra proprietari di casa e studenti, e il ruolo da «tappabuchi» di questi ultimi in un periodo di mercato turistico a livelli vicino allo zero, oltre che sul rischio legato alla riapertura delle frontiere che trasformerebbe l’accordo in «lettera morta». «Così facendo», spiega l’associazione in uno studio, «si continuano a concepire gli studenti come popolazione a breve termine, da ospitare per un tempo limitato, invece che come potenziali residenti». Critiche anche al codice etico di comportamento per l’uso degli immobili e agli interventi di manutenzione delle case locate agli studenti e promosso dal Comune («sono investimenti pubblici per il restauro di appartamenti che poi torneranno ad essere locazioni turistiche»). Ecco, dunque, la conclusione di Ocio : «Sembra un ammortizzatore sociale al contrario, in cui la collettività si fa carico delle difficoltà del comparto turistico utilizzando gli studenti e senza garantire loro alcuna prospettiva per convertirsi in residenti stabili». —

eugenio pendolini

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