Pestaggio di gruppo a Jesolo, parla uno degli aggressori

«Adesso penso solo a come sta quell’uomo e spero si salvi»: il pentimento di Nicolò, gondoliere di Jesolo

JESOLO. «Adesso penso solo a come sta quell’uomo e spero si salvi». Uno dei trentenni autori del pestaggio, Nicolò aiuto gondoliere residente a Jesolo, si è rivolto al suo legale, l’avvocato Renato Alberini. Nicolò è molto amico degli altri due coetanei che sono di Jesolo e lavorano sul litorale.

Gli altri sono infatti impiegati per lo più nei pubblici esercizi, come barman e camerieri, a Jesolo. La sera però si trovano spesso per bere qualcosa, rilassarsi nei bar e locali più alla moda in cui si può tirar tardi, come in piazza Milano, al Comida. In questo clima inizialmente disteso è maturato quello che è diventato infine un pestaggio violento e impressionante.

I video filmati da altri avventori lasciano senza parole, testimoniando che la lite è degenerata nella violenza cieca. Ora Nicolò, come gli altri due jesolani per il momento coinvolti, potrà essere interrogato dal pubblico ministero, la dottoressa Tavernesi nell’ambito delle indagini che sta coordinando sul pestaggio. A seguito del quale il tunisino rischia di perdere la vita in un letto di ospedale, sotto stretta osservazione, in coma da quella notte con lesioni molto gravi al viso. Un amaro destino, il suo, già vittima di altri pestaggi tra connazionali a Padova dove abitava fino a poco più di un anno fa, prima di trovare riparo sul litorale veneziano.


Il Pubblico ministero sta ancora attendendo il resoconto completo da parte delle forze di polizia dopo quanto accaduto mercoledì notte e le successive indagini dell’Arma che in breve tempo hanno condotto ai responsabili subito rintracciati. Tre coetanei, tutti residenti a Jesolo.

Anche se nei video si vedevano anche altre persone coinvolte che potrebbero essere a loro volta individuate e coinvolte nelle indagini. Un video impressionante per la violenza sprigionata contro quell’uomo ormai a terra e inerme, preso a calci senza pietà. Sono stati per il momento sequestrati il telefonino, pantaloni e maglietta che indossava quella notte il trentenne.

Il magistrato dovrà poi convalidare o meno il sequestro e poi bisognerà capire l’evoluzione dello stato di salute della vittima. Per il momento, il trentenne non commenta ulteriormente l’episodio e si affida all’avvocato che sta costruendo la difesa.

Avvocato cosa pensa di quanto accaduto a Jesolo?

«Per prima cosa non si tratta di un’aggressione a sfondo razzista, come qualcuno sostiene. La stessa cosa sarebbe accaduta se fosse stato coinvolto uno spacciatore del posto, un veneziano o un italiano. L’etnia non c’entra minimamente e il mio assistito me lo ha ribadito chiaramente. Siamo in attesa di sapere come evolverà la malattia della persona ora in ospedale. Al momento l’accusa è di lesioni gravissime, ma potrebbe cambiare in caso dovesse morire, perché allora si tratterebbe di omicidio preterintenzionale».

C’è stata molta violenza in quell’aggressione. Perché ?

«Il cittadino tunisino mi risulta fosse piuttosto corpulento, non proprio indifeso e lo scontro è stato certamente violento per come è avvenuto. Inoltre aveva a quanto mi è stato detto un taser in mano. Ma voglio evidenziare che io e il mio cliente in questo momento non stiamo pensando minimamente all’evoluzione in termini processuali degli eventi, quanto allo stato di salute per la persona coinvolta.

Il trentenne di Jesolo, in particolare, sta vivendo con angoscia questi giorni proprio perché è consapevole di quanto ha fatto e di cosa sia accaduto. Vogliamo e speriamo solo che possa uscire dall’ospedale. La violenza, anche se frutto dell’intenzione di difendersi o proteggere qualcuno, è sempre sbagliata a maggior ragione per come si è consumata. Chi usa le mani per risolvere le questioni sbaglia sempre e questo deve essere chiaro».


© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi