Fondazione e M9, il ribaltone di Bugliesi: svolta digitale e totale riassetto interno

Il rettore di Ca' Foscari neopresidente annuncia: «Ci apriremo di più al territorio e al suo sostegno, ma serve il “turbo” per poter ridurre i costi e aumentare i nostri ricavi»

MESTRE VENEZIA. Un autentico “ribaltone” per la Fondazione di Venezia e per l’M9, il Museo del Novecento di Mestre. È quello che annuncia nei fatti - pur con i modi felpati e il “low profile” che volutamente lo contraddistinguono - il nuovo presidente dell’istituzione Michele Bugliesi, rettore di Ca’ Foscari ancora solo per qualche mese, che ha dato un’anticipazione del suo programma, nella sede veneziana della Fondazione.

Un programma che non prevede solo la messa sotto controllo dei conti un po’ problematici lasciatigli in eredità dal presidente uscente Giampietro Brunello, tagliando i costi e aumentando i ricavi. Ma anche la trasformazione di M9 in buona parte in un museo digitale.

Al museo M9 di Mestre la spettacolare videoinstallazione "Nello spazio"

L’apertura della fondazione all’esterno, riaprendo anche una politica di sostegno alle istituzioni del territorio “chiusa” da un decennio concentrando quasi tutte le risorse sul progetto M9. La riorganizzazione interna definendo ruoli e responsabilità.

Una rete di collaborazioni locali, nazionali, e internazionali che prevederanno ad esempio una sorta di “joint venture” con la Science Gallery Venice di Ca’ Foscari che lo stesso Bugliesi ha contribuito a creare. Non sarà facile, anche perché non gli mancherà di certo il confronto interno a cominciare da quello con un altro ex rettore cafoscarino che siede in Consiglio generale come Paolo Costa, il grande sconfitto nel “match” per la presidenza della Fondazione.


«Stimo Paolo Costa e la dialettica interna non mi spaventa » ha detto ieri Bugliesi «normalmente dicono che sono un “diesel”, ma in questo caso per la Fondazione ci vorrà il “turbo”, perché non c’è assolutamente tempo da perdere e la situazione economica e patrimoniale va rapidamente messa sotto controllo, anche se ci vorrà un po’ di gradualità. Ma ad esempio risulta che il 26 per cento del patrimonio della Fondazione sia attualmente inutilizzato e bisogna iniziare a valorizzarlo e farlo fruttare».

Costa sull'M9: la modernità a Mestre e a Marghera



Il professor Bugliesi ha citato le tre ”A”delle parole che faranno un po’ da stella polare al rilancio della Fondazione: apertura, accountability - cioè responsabilizzazione economica e aziendale - e autorevolezza. «Apertura» ha detto Bugliesi «perché questa è una fondazione della città, che deve dunque aprirsi maggiormente ad essa e a tutta l’area metropolitana, raggiungendo i cittadini, perché ad esempio M9 risulta oggi avere anche il problema di una scarsa riconoscibilità da parte della comunità locale. Ma apertura anche a livello internazionale in rete con altri musei dell’innovazione, attivando anche la ricerca di preziosi fondi europei, come abbiamo già fatto con buon esito a Ca’ Foscari. L’ “accountability” significherà per più efficienza e razionalizzazione interne, a cominciare dai ruoli delle partecipate.

«Ma anche il personale oggi fa troppe cose diverse e questo genera confusione, dobbiamo arrivare a una maggiore specializzazione. L’autorevolezza infine va conquistata sul campo, occupandoci anche con un ampio uso del digitale di temi come il clima, i cambiamenti sociali, l’innovazione tecnologica, la modificazione del welfare e dell’organizzazione del lavoro. Sono i temi che devono interessare anche Venezia che non può vivere solo di turismo e su di essi siamo pronti a collaborare con l’amministrazione comunale».

Quindi, appunto, il Museo M9.

«Deve dialogare maggiormente con il Distretto di cui fa parte» ha spiegato Bugliesi «e deve veicolare parte dei suoi contenuti anche attraverso il digitale, raggiungendo così un pubblico maggiore. Ma anche l’organizzazione della visita andrà rivista e resa più fluida, perché quella attuale è troppo impegnativa per il visitatore. M9 dovrà dialogare di più anche con altri musei similari e auspico l’apertura di una collaborazione con la Venice Science Gallery di Ca’ Foscari. Dovremo intervenire anche sul patrimonio della Fondazione, ma la Casa dei Tre Oci resterà nell’assetto attuale, come centro espositivo per la fotografia e la stessa sede veneziana della Fondazione dovrebbe rimanere come tale».



 

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