Hotel a Venezia, seimila posti di lavoro a rischio

Il vicedirettore dell’Ava: occupata una camera su tre, aperte 50 strutture su 400. Attesa per la ripresa dei voli dall’estero 

VENEZIA. Sono 50 in tutto il territorio comunale gli alberghi aperti e in fase di riavvio che raddoppieranno, se tutto va bene, entro il mese di luglio secondo i dati di Ava (associazione veneziana albergatori), non appena riprenderanno vigore i voli e i collegamenti dall’aeroporto Marco Polo. Daniele Minotto, vicedirettore dell’associazione, fa il punto della situazione del settore alberghiero veneziano, per nulla rosea.

«Contiamo di arrivare al 30-35% dell’occupazione degli alberghi che apriranno entro il mese di settembre», spiega «oggi gli hotel aperti sono occupati intorno al 10%, quindi sotto la soglia media di sussistenza, e solo nel fine settimana, pertanto non un dato medio». Si lavora solo con locali, nazionali e turisti che si spostano seguendo percorsi a corto raggio.


«Contiamo di poter avere un’apertura più consistente entro fine mese, in questi giorni stanno aprendo alcuni hotel che si sono attrezzati seguendo le normative». Da 50 si passerà a 100 entro luglio su un numero complessivo di circa 400. «A fine giugno ci sarà la ripresa dei voli al Marco Polo, il nostro mercato principale non arriverà, perché è quello prevalentemente anglosassone, in modo particolare statunitense. Americani e canadesi non voleranno fino all’autunno. Altro mercato interessante era quello sudamericano, che è ancora in fase acuta della pandemia. Abbiamo l’apertura in previsione del mondo asiatico, che non è mai stato estremamente importante, anche se ora lo diventa». Minotto, però, annovera un altro vincolo non indifferente, ossia quello legato all’accesso alla città storica. «Chi viene in auto, poi deve prendere mezzi pubblici per spostarsi a Venezia centro storico e i mezzi pubblici per chi viaggia sono fonte di rischio, altro fattore che ci danneggia. Le attenzioni di Actv nella sanificazione sono di primissimo livello e i vettori sono sicuri».

Da qui l’obiettivo di rassicurare i turisti, garantire park ed evitare rotture di carico. Stando ad Ava, un 30% di alberghi e hotel non aprirà. Almeno per il 2020: «Alcune strutture stimate in un 30%, nel 2020 stanno valutando di non aprire. C’è chi ha risorse proprie, mentre diversa è la posizione di chi è in affitto e che potrebbe non avere le giuste economie di scala tali a garantire un utile adeguato». Aggiunge: «Poi dipende tutto da cosa decide il governo, se c’è un’apertura di accesso al credito adeguata potrebbe essere gestibile. Servirebbero misure di incentivazione anche per gli italiani a consumare le vacanze in Italia ma non a carico dell’impresa». Licenziamenti in vista? «Se non dovessero esserci ammortizzatori sociali dopo luglio, con questi volumi, abbiamo 8 mila dipendenti diretti, è innegabile che per garantire almeno un reddito alle persone dovremo valutare licenziamenti collettivi».

«Attualmente», continua Minotto, «tutte le imprese alberghiere stanno usando ammortizzatori sociali, strumento che permette di lavorare a consuntivo, in alcuni casi i lavoratori vengono richiamati e pagati dall’imprenditore, nel momento di inattività vengono paganti dall’Inps. In questo momento contando una fase di riapertura e una cinquantina di strutture aperte, almeno 6 mila lavoratori sono in cassa integrazione a zero ore, un migliaio sono part time». Oltre agli 8 mila c’è l’indotto, che porta il saldo a 30 mila famiglie. —


 

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