Rebus Imu: Venezia e Noale rinviano, ma il vero dubbio è quanti la pagheranno

Tributo condizionato dalla crisi. Nel Veneziano la maggior parte dei sindaci conferma l’imposta per salvare i bilanci

VENEZIA. Per ora due amministrazioni comunali hanno deciso per il rinvio. Venezia sposta il pagamento della prima rata Imu di un mese dal 16 giugno al 16 luglio. Noale sposta di tre mesi, al 30 settembre, il pagamento dell’acconto. Gli altri Comuni veneziani, da Mira a Chioggia, da San Donà a Portogruaro, mantengono l’appuntamento con il versamento del 16 giugno, ma in una situazione di evidente incertezza per i bilanci.

Lo fa capire, per esempio, il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia: «La manteniamo al 16 giugno in quanto è l’unica entrata che ci permette di avere autonomia finanziaria per la spesa corrente. Sperando che la paghino quasi tutti», dice il primo cittadino. E il sentimento è generalizzato. Quanti pagheranno l’Imu in questo 2020 condizionato dalla crisi economico-sanitaria? Domanda che chiama in causa altri tributi locali da pagare, come acconto a giugno. Come la Tari, la tassa sulla produzione di rifiuti.


Venezia, ha già annunciato l’assessore Zuin, sposta anche questa gabella al 16 luglio. A Bibione-San Michele al Tagliamento la giunta di Codognotto ha varato una serie di agevolazioni, tra cui la decurtazione della Tari, visto che quest’anno le imprese produrranno meno rifiuti rispetto al 2019, l’abbattimento delle altre imposte locali, Icp e Imu per quanto concerne i coefficienti di competenza comunale con aliquote riviste. Anche all’ultimo G20 delle spiagge il tema tributi è stato caldo: Roberta Nesto ha evidenziato per Cavallino-Treporti un rischio di mancate entrate da Ztl, tassa di soggiorno e Imu che potrebbero oscillare fra i 4 e gli 8 milioni di euro. La Imu da sola vale circa 4 milioni e quindi la scelta, per evitare il default, è stata quella di Jesolo: mantenere l’appuntamento con il modello F24 da pagare. A Chioggia quasi quattro milioni di euro in meno all’appello, ma potrebbero diventare anche cinque senza tassa di soggiorno e canone sui plateatici (Cosap). La maggior parte delle amministrazioni, temendo mancate entrate, ha scelto di non rinviare i tributi. Ma per Caaf e tributaristi il lavoro da fare quest’anno non è facile, pieno di informazioni da dare e “fake news” da smentire.

«Figuriamoci, sta girando la bufala che la Imu quest’anno si applica alle prime case e stiamo faticando a spiegare a tutti che non è vero. Vale solo per le seconde case, non quella di residenza», precisa Alberto De Franceschi, tributarista noalese. Il decreto del governo ha confermato la esenzione che riguarda gli immobili ad uso turistico che vuol dire niente Imu per alberghi, pensioni, stabilimenti balneari, termali, agriturismi, villaggi turistici, campeggi e pure rifugi di montagna. Scelta che riduce di molto il gettito dei Comuni turistici, come Venezia, e quelli del litorale. Come spiega De Franceschi rimane l’obbligo per gli immobili delle categorie A1, A8, A9 e relative pertinenze e anche per le seconde case date in uso ai figli, ci sono novità. «Per le case ai figli i Comuni di solito applicano l’abbattimento del 50 per cento all’aliquota base che nel 2020 è del 0, 86 per cento e ci sono ora anche le situazioni particolari di chi prima non pagava e ora deve pagare». L’esempio, spiega l’esperto, è legato alla proprietà di immobili per merci e di terreni, e si aggiungono, dice, «le cessioni eseguite nel 2019 con riacquisti nel 2020, le tematiche legate a separazioni e divorzi e il ravvedimento operoso per chi non paga».

Rimane valido in tutta la provincia, il termine del 14 ottobre quando i Comuni devono rendere disponibili i dati di determine e delibere per ricavare le aliquote. E vista la situazione ci si muove in una giungla di provvedimenti, diversi da una amministrazione all’altra.

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