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L’alloggio cinese del sesso aperto anche con il lockdown

I carabinieri lunedì hanno fatto irruzione e arrestato la tenutaria della casa Cinque le connazionali sfruttate. Trenta clienti al giorno e tariffe da 50 euro

Carlo Mion
2 minuti di lettura

Carlo Mion

Il lockdown non ha certo fermato l’attività del centro massaggi. In certi giorni sono stati contati anche trenta clienti. Tutti maschi e provenienti da mezza provincia e qualcuno anche da fuori. In barba al coronavirus il centro massaggi ha garantito le prestazioni di cinque ragazze che a turno si prostituivano tra le quattro mura, poco discrete, di via Felisati. Lunedì i carabinieri del Nucleo Investigativo e Radiomobile hanno fatto irruzione e arrestato la tenutaria. Con lei all’interno dell’appartamento due ragazze che stavano lavorando, un cliente senza mascherina ma anche senza il resto e il compagno della donna. In manette è finita una 35enne cinese clandestina, deve rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il compagno, regolare nel nostro Paese, è stato denunciato per gli stessi reati, mentre le due ragazze sono clandestine.

L’indagine, nata nel novembre 2019 è iniziata da alcuni accertamenti svolti dai carabinieri che si stavano occupando del degrado in una zona compresa tra via Felisati e via Piave.

L’attenzione dei militari del tenente Lucilla Esposito si è concentrata anche su siti Internet e pagine/chat dei social che pubblicizzavano appuntamenti in città in appartamenti di quella zona. Per fissare gli incontri con ragazze “esotiche” bastava chiamare un numero di cellulare. Da quel numero i carabinieri sono risaliti all’appartamento che ospitava la casa del sesso.

All’interno della casa alcune ragazze cinesi venivano costrette ad avere rapporti sessuali a pagamento con i clienti gestiti dalla tenutaria. Il frequentatore in cerca di avventure erotiche, dopo aver annotato il numero di telefono pubblicizzato, contattava l’utenza e dall’altra parte rispondeva sempre la stessa sfruttatrice, la quale teneva i primi contatti per verificarne l’attendibilità, concordare le modalità della prestazione, il prezzo ed eventuali richieste particolari. Il secondo step era l’attivazione della squillo che di lì a poco il cliente avrebbe incontrato con la conferma dei dettagli e del prezzo concordato. Un tariffario variegato per “tutte le tasche” con prestazioni a partire da 50 euro che giungevano anche a 500 euro con due ragazze. Gli investigatori hanno accertato che nel corso di una giornata si giunge al transito anche di 30 clienti, cifra cresciuta dopo il 4 maggio con il “liberi tutti”.

Sono state proprio le tracce sui social a indicare ai carabinieri i dettagli e il luogo degli appuntamenti. L’attività di indagine successiva ha poi consentito di delineare le modalità degli incontri e la struttura predisposta della matrona con le giovani prostitute alle dipendenze.

Gli inquirenti sospettano che quello scoperto fosse un vero e proprio market del sesso a basso costo e immediato, che prosperava con lo sfruttamento di ragazze cinesi costrette alla prostituzione dai loro connazionali, in cambio di una sistemazione dignitosa e del minimo indispensabile per la sopravvivenza, ma che garantiva una fiorente attività con introiti da capogiro.

Durante la perquisizione seguita al blitz, sono stati rinvenuti più di 8.000 euro, possibile incasso del fine settimana delle ragazze. —

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