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Coronavirus in Veneto, turismo ko: alberghi in vendita anche sul litorale di Venezia

Sono quattordici le strutture sul mercato: a Chioggia, Jesolo e Bibione. Gli agenti: «Serviranno anni per tornare a prima»

Giovanni Monforte
2 minuti di lettura

JESOLO. Secondo gli esperti del ramo immobiliare, serviranno sei mesi per capire se la pandemia avrà un impatto tale sul turismo balneare da spingere molti albergatori a mettere in vendita la propria struttura ricettiva. Di certo c’è che il nostro litorale e Venezia sono due realtà molto diverse, difficilmente paragonabili.

Lo confermano i dati attuali del mercato immobiliare delle strutture ricettive. Se a Venezia è boom di alberghi in vendita (oltre un centinaio), consultando il portale specializzato www.casa.it si trovano solo 14 strutture ricettive in vendita lungo il litorale da Chioggia a Bibione. Nel dettaglio, sono quattro a Chioggia e altrettante a Caorle, tre a Bibione, due a Jesolo e una a Eraclea. Nessun albergo è in vendita al momento a Cavallino-Treporti.

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Delle 14 strutture in vendita, peraltro solo tre (due a Bibione e una a Jesolo) sono di grandi dimensioni, oscillando tra le quaranta e le cento camere. Il trend degli annunci sembra più vivace consultando altri siti specializzati, anche se spesso si tratta di avvisi di vendita ripetuti più volte. Su www.immobiliare.it si trovano nove alberghi in vendita a Jesolo, due a Caorle, uno a Chioggia e Bibione, nessuno a Eraclea e Cavallino-Treporti.

Infine, su www.trovacasa.net, si trovano nove annunci di vendita relativi a Jesolo, due a Chioggia e Caorle, cinque a Bibione. Numeri comunque bassi rispetto a quelli di Venezia, soprattutto se si considera che nella sola Jesolo ci sono oltre trecento alberghi. Per gli operatori del comparto immobiliare al momento è impossibile dire se e come la pandemia impatterà sul fronte della cessione delle attività alberghiere.

«Se vogliamo essere seri, non possiamo dare alcuna indicazione certa», spiega Alessandro Simonetto, presidente provinciale di Fimaa-Confcommercio, «non so chi possa avere il coraggio di andare a raccontare in giro statistiche, quando fino all’altro ieri eravamo tutti chiusi in casa. In tutte le situazioni di crisi, e questa è paragonabile a un’apocalisse sul piano economico, bisogna avere un’idea temporale dall’oggi ai prossimi sei mesi per esprimersi. Si tratterà di verificare se tutti gli incentivi che il governo ha promesso di fare serviranno in realtà oppure se faranno da collante a quelle situazioni di crisi preesistenti alla pandemia. Il mercato è in evoluzione. Può essere che ci siano degli imprenditori che per scelte varie, indipendentemente da quelle economiche, decidano anche di gestire altre realtà. Quindi può essere che sul mercato arrivi qualcosa, ma non è da collegarsi in questa fase direttamente con la crisi economica derivante dalla pandemia».

Ma come spiegare le differenze tra Venezia e il litorale? Intanto, le strutture alberghiere veneziane sono diverse, in quanto collocate spesso in palazzi storici dai costi elevati e hanno un numero maggiore di camere. Poi, il turismo veneziano è differente da quello del litorale. Ma soprattutto la realtà di Venezia paga un periodo nero iniziato dall’autunno con l’Acqua Granda.

«Prima l’acqua alta e poi la pandemia, è una tempesta perfetta per un certo tipo di attività», conclude Simonetto, «ma questo non vuol dire che ci debba essere un segnala di tendenza in generale alla vendita delle attività alberghiere perché non c’è prospettiva futura nel comparto. Sono certo che questa non sarebbe una lettura corretta». —

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