Venezia e Mestre deserte, alberghi in ginocchio: oltre 100 in vendita, anche di lusso

Il 10% è già messo sul mercato. Gli altri hotel attendono la ripresa dei voli low cost, ma alcuni potrebbero non riaprire

VENEZIA.Centrotré alberghi in vendita a Venezia tra città storica e terraferma. quasi il 10% del loro numero totale. Le offerte “caricate” dal sito specializzato Casa.it - a ieri - parlano più di ogni dichiarazione della situazione critica del settore alberghiero a Venezia, innestata dall’emergenza coronavirus. E non si tratta solo di piccoli alberghi. In vendita, ad esempio, con una richiesta di 170 milioni di euro, anche una coppia di hotel 4 stelle superior sul Canal Grande a San Polo, da oltre 200 stanze e con due ristoranti con terrazza.



Qualche albergo riaprirà cautamente verso la fine di giugno, come riferisce il direttore dell’associazione veneziana albergatori, Claudio Scarpa, ma la realtà è che nessuno sa quando sarà possibile riprendere effettivamente l’attività con il virus, in attesa del ritorno dei turisti. E questo sta già scatenando un effetto darwiniano. Una selezione naturale per cui, chi ha le spalle meno solide o meno liquidità, probabilmente non riaprirà più. E mette in vendita la struttura, che potrebbe finire, a prezzi di saldo, nelle mani di qualche fondo di investimento straniero, come già successo a diversi alberghi veneziani, a cominciare dal Bauer. O peggio, come ipotizza lo stesso Scarpa, nelle mani della criminalità organizzata, interessata a diversificare gli investimenti e a riciclare denaro sporco.

I grandi gruppi, come ad esempio quello di Marseglia con l’Hilton Molino Stucky (ma il discorso vale un po’ per tutti), aspettano e non hanno per il momento in previsione di riaprire nemmeno a settembre. Perché se non tornano i turisti americani, quelli che in particolare riempivano gli alberghi di categoria superiore, ma anche i russi, è impensabile di rimettere seriamente in modo le attività alberghiere di prima.

«Il governo ha fatto benissimo a tutelare i lavoratori del settore alberghiero con la casa integrazione - è quello che in diversi ripetono - ma ora deve pensare anche agli imprenditori alberghieri, perché non si può vivere di cassa integrazione all’infinito, bisogna far ripartire anche le aziende turistiche. Per reggere servono risorse a fondo perduto e altro, magari sotto forma di defiscalizzazioni da scontare negli anni a venire. Con la fatturazione elettronica, è agevole stabilire quanto “produce” annualmente ogni albergo e quanto ha perso per la chiusura forzata imposta dall’emergenza coronavirus. Se non si fa questo, molti non sopravviveranno a Venezia e solo chi ha risorse importanti potrà aspettare l’arrivo della ripresa, per poi riaprire».



Se gli alloggi turistici, rimasti senza clientela, tornano ora sul mercato anche per la residenza “normale”, con un effetto che comincia a farsi sentire nella città storica, gli alberghi restano legati alla loro natura. Senza turisti non possono riaprire, tranne poche e limitate eccezioni, e pertanto in molti aspetteranno tempi migliori, quando il virus permetterà un effettivo ritorno dei flussi turistici anche in laguna. —

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