In una Venezia deserta nasce Fairbnb.coop, piattaforma turistica solidale: metà commissioni alla lotta al Covid

Emanuele Dal Carlo: "Vogliamo ripensare l'offerta, per un turismo che sia rispettoso dei residenti e resiliente"

VENEZIA. I tempi non sono certo dei migliori e il tema dell'uso turistico delle case è sempre stato molto sensibile in una città come Venezia, in costante perdita di residenti e (sembra un secolo fa) soffocata dalla pressione dei visitatori.

Certo, “oggi” siamo in un altro mondo: quello del Covid-19, che del troppo ha lasciato il nulla, "desertificando" un centro storico prima calpestato e che ora vede la sua economia monoturistica azzerata dallo tzunami corunavirus.

Eppure, proprio ora, un gruppo di soci europei - tra i quali il pubblicitario ed imprenditore veneziano Emanuele Dal Carlo - hanno deciso di lanciare una nuova piattaforma per la prenotazione turistica di appartamenti in città: Fairbnb.coop, che si promette solidale, etica e alternativa ai sistemi di prenotazione tradizionale.

“La piattaforma ha un modello di business responsabile che prevede la destinazione del 50 per cento delle commissioni sulle prenotazioni a progetti di comunità a rilevante impatto sociale. In questo momento, la parte di commissione, sarà devoluta a istituti e organizzazioni impegnati nella lotta alla pandemia coronavirus e legati alle sei città pilota di Venezia, Genova, Bologna, Amsterdam, Barcellona e Valencia”, racconta Dal Carlo, “l’idea, superata questa fase di emergenza, è quella di devolvere metà delle commissioni ad associazioni no profit per lo sviluppo del territorio”.

I fondi raccolti a Venezia (se e quando arriveranno le prenotazioni) a chi saranno destinati?

“In questa fase di emergenza-Covid alla Regione Veneto, nella speranza di poter tornare al progetto iniziale, che prevede la destinazione dei soldi a progetti condivisi con la cittadinanza, per servizi ai residenti: un crownfoundig civico che collabori con programmi ambientali, di social housing, di restauro, cooperative di acquisto, aree giochi, luoghi di aggregazione sociale e molto altro. In questo, il finanziamento alla nostra coop da parte di Banca Etica e l’investimento  con 50 mila euro di Cfi-Cooperazione finanza Impresa del ministero dello Sviluppo, sono una garanzia sulla serietà del progetto”.

Venezia era ammalata di turismo e ora rischia la sopravvivenza per mancanza di turismo: come vi viene in mente di lanciare proprio ora una piattaforma per affittare appartamenti?

“Pensiamo che sia proprio questo il momento di pensare al turismo. A un nuovo turismo. Prima erano tutti presi a raccogliere le opportunità, mentre ora questo momento ha fatto capire a tutti che la situazione - com’era prima - non era più sostenibile. E’ saltato per aria il sistema, dimostrando tutta la sua fragilità. Quello che fa bene alle città è un turismo più flessibile e resiliente, attento alla convivenza con i residenti, non soffocante”.

Basta devolvere parte del ricavato a progetti solidali, per garantirsi “una verginità” pensando al rapporto stregato tra Venezia e il turismo?
“Vergini? Certamente no, più importante è entrare con le pattine in casa degli altri. Le grandi piattaforme non hanno sensibilità nel capire le responsabilità che comporta una pur lecita attività commerciale in città come Venezia: il finanziamento di progetti sociali contribuisce, ma legalità e confronto con la comunità per la sostenibilità dell’impresa è fondamentale. In città come Venezia e nelle altre dove c’è – c’era - conflitto tra turismo e residenza una delle condizioni che poniamo ai nostri host è che posseggano un solo appartamento in offerta turistica.  Vogliamo evitare speculazioni. non vogliamo imprenditori, ma famiglie”.

Avete prenotazioni su Venezia?
“Timide richiese e messaggi, siamo piccoli, vedremo se la fiducia dei viaggiatori basta a avviare un rapporto etico tra il fare un’attività commerciale lecita e operare nel rispetto della città e contribuendo a progetti che aiutino i residenti, offrendo al turista esperienze di viaggio realmente autentiche e sostenibili. Un enorme sforzo in un momento così delicato per la start-up turistica che però prova a ripartire dai principi ispiratori della cooperativa: mitigare gli effetti degli impatti del turismo sulle comunità locali, proteggere la residenzialità e combattere la gentrificazione".

A Bologna il denaro (il 50% delle commissioni) sarà devoluto alla Fondazione Sant’Orsola, a Venezia alla Regione Veneto e a Genova alla Regione Liguria.

Fairbnb.coop conta 17 soci ed ha compiuto fundraising per oltre 600 mila euro e a regime punta ad avere un assetto "democratico": saranno i residenti a stabilire, all'interno di una rosa di proposte, quali sostenere all'interno della propria comunità. "La piattaforma non è di proprietà di anonimi investitori", conclude Dal Carlo, "ma di chi la usa e ne subisce gli effetti: host, ospiti, imprese locali e vicini di casa: tutti cooperano in una governace distribuita per costruire il cambiamento nella propria città. Sostenibilità, compartecipazione, trasparenza e responsabilità: Fairbnb.coop si impegna a salvaguardare la privacy e la sicurezza degli utenti".

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