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Mose di Venezia, zone d’ombra e incognite tecniche: il Codacons diffida ministero e Consorzio

Richiesta di atti firmata dal presidente Rienzi e da tre avvocati: «Instabilità delle paratoie in condizioni di maltempo» 

VENEZIA. «Ci sono ancora molte zone d’ombra sul progetto Mose. Incertezze ed errori tecnici a cui non è mai stata data risposta. Per questo chiediamo al Provveditorato alle Opere pubbliche e ai commissari di rendere pubblica la documentazione e convocare un tavolo tecnico super partes per decidere il futuro dell’opera». Mentre si accelera per completare le dighe mobili, il Codacons, associazione per la tutela dei Consumatori, va all’attacco. Ha presentato una diffida e una richiesta di accesso agli atti, inviata al provveditore Cinzia Zincone, agli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, al ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, al sindaco Brugnaro e al presidente della Regione Zaia. Ma anche alla Procura della Corte dei Conti e all’Anac, l’Autorità nazionale Anticorruzione. Atto firmato dagli avvocati Carlo Rienzi, presidente nazionale del Codacons, Gino Giuliano, Maria Cristina Tabano,Giuseppe Ursini.

La tesi sostenuta dal Codacons è quella che il Mose “non ha ancora un progetto definitivo”, dunque non può essere collaudato. E rimangono aperte molte questioni tecniche. La “risonanza subarmonica”. La criticità segnalata da anni dagli ingegneri Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Gaetano Sebastiani e anche dalla società franco canadese di ingegneria off-shore Principia, richiesta di un parere dall’ammistrazione comunale guidata da Massimo Cacciari nel 2006. In condizioni di mare agitato e venti forti, è la tesi degli ingegneri, le paratoie sono soggette a “instabilità dinamica”. Con gravi rischi per la loro tenuta. Condizioni come quelle viste il 12 novembre scorso – onde alte tre metri, venti incrociati di bora e scirocco a 100 chilometri l’ora potrebbero insomma comprometterne il funzionamento. «Li abbiamo sfidati più volte a un confronto con tecnici indipendenti», dice Di Tella, «non ci hanno mai risposto».


Adesso la diffida. Con la richiesta di intervento urgente firmata dall’associazione dei Consumatori.

«Nostro dovere», dice Rienzi, «è quello di tutelare i cittadini. Per questo chiediamo trasparenza su quello che è stato fatto, e chiarezza su quello che si intende fare. Ci risulta che per il Mose si siano già spesi oltre 5 miliardi di euro. E che la spesa finale è lievitata ancora, superando i 6 miliardi».

Secondo Di Tella, nella gestione “opaca” del passato si sono consentite approvazioni di progetti che non potevano essere approvati. Con la sottovalutazione di molte questioni – a cominciare dalla manutenzione, che oggi si scopre vale almeno 100 milioni di euro l’anno – e addirittura il “falso tecnico”. Garantendo che le barriere funzionano in ogni condizione di tempo.

«In realtà non sono mai state collaudate con le condizioni estreme», continua l’ingegnere, «adesso vogliamo risposte. Prima che sia troppo tardi. Ecco allora la seconda diffida presentata dal Codacons. Che ha chiesto anche al Tar – il ricorso è adesso in Consiglio di Stato – l’annullamento di molte decisioni che si è scoperto poi essere viziate dalla corruzione di molti dipendenti pubblici. «L’inchiesta penale ha dimostrato che molti erano corrotti», continua Renzi, «anche su questo vogliamo si alzi il velo dell’opacità».

Il Codacons chiede infine di sapere se risponda a verità la proposta di modifica della Convenzione tra Stato e Consorzio, che potrebbe portare alla sanatoria dei debiti e dei danni provocati dalle grandi imprese adesso escluse dai lavori. «Aspettiamo una risposta», dice Rienzi, «intanto siamo pronti ad andare avanti in sede legale». Nuove incognite per il Mose che dovrebbe essere finito e collaudato il 31 dicembre 2021. —
 

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