Caso inceneritore Adesso i comitati scrivono un lettera al ministro Costa

Fa discutere la prima risposta negativa del Ministero dell’Ambiente alla richiesta di Via nazionale per il progetto dell’inceneritore della Ecoprogetto (Gruppo Veritas). «Attendevamo una risposta del Ministero, ora l’abbiamo avuta. Con rammarico prendo atto che è negativa», ha spiegato Erika Baldin, consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle, che è tra i contestatori del progetto, portato anche all’esame del Parlamento Europeo, mentre la senatrice Vanin ha presentato una interrogazione parlamentare. Ieri le associazioni ambientaliste veneziane, da Marghera alla Riviera del Brenta, hanno scritto una lettera al ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiedendo un suo interessamento alla vicenda. «Ritenendo che il progetto contenga molti aspetti non chiariti, e che in particolare il problema dello smaltimento tramite incenerimento dei PFAS, rivesta una importanza di rilievo nazionale per gli impatti e i rischi sanitari che può generare, chiediamo la possibilità di un incontro con Lei per meglio illustrare la situazione», scrivono nella lettera firmata da Franco Rigosi e Mattia Donadel. Contro il no alla Via nazionale si è espresso ieri anche Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera che considera un errore la scelta degli uffici del Ministero. Bettin ribadisce i timori per un futuro prossimo di “pattumiera” del Veneto di Marghera, spiega, «contraddicendo nei fatti le pratiche più virtuose sviluppate negli anni scorsi: chiusura dell’inceneritore di rifiuti urbani, aumento della differenziata, evoluzione verso l’economia circolare e verso il distretto del riciclo. Anche per questo, la decisione del Ministero per l’Ambiente è un grave errore. E anche per questo, dunque, è ancor più necessario che si evitino forzature nel percorso autorizzativo e decisionale a livello locale e regionale: in una situazione in cui, a causa dell’epidemia, la partecipazione della cittadinanza è, di fatto e per legge, impedita non si devono operare forzature e ogni scelta va rinviata a un tempo in cui ognuno di noi – cittadini, comitati, associazioni e istituzioni – potrà essere libero di partecipare attivamente». Il dirigente delle Divisione II del Ministero, che si occupa di procedimenti autorizzativi, ha risposto ad Opzione Zero e per informazione alla Regione che l’analisi del progetto dell’impianto di Fusina che «la modifica dell’alimentazione degli impianti indipendentemente dalla potenza degli stessi, nei termini illustrati dalla Società, comporti che il progetto non rientri nella categoria di opere soggette a verifica di assoggettabilità statale». —

m. ch.


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