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Coronavirus a Venezia: comunione in chiesa a Pasqua, bufera a Jesolo

Polemica per il ritrovo di una decina di fedeli insieme al parroco del Sacro Cuore: «Nulla di illecito, un momento di preghiera nel rispetto di tutte le norme di sicurezza». Ma la comunità è divisa

Giovanni Cagnassi
1 minuto di lettura
La chiesa del Sacro Cuore a Jesolo 

JESOLO. In chiesa a Pasqua, scoppia la polemica al lido di Jesolo dopo un momento di preghiera celebrato domenica, anche con la comunione dei pochi fedeli distribuita dal parroco don Alfredo. Non ci è voluto molto perché il ritrovo, comunque discreto, nella chiesa parrocchiale di piazza Trento Sacro Cuore di Gesù diventasse virale in rete e tra i racconti scambiati dai residenti che avevano notato il viavai nella chiesa del lido.

Il parroco risponde serenamente, ma con fermezza: «Non è stata una messa, quanto la preghiera personale dei fedeli, e senza alcun rischio perché le distanze erano ben assicurate». Preghiera personale che non sarebbe vietata.



Il parroco del Sacro Cuore di Gesù, don Alfredo Costa, di Ca’ Vio, si è insediato nel 2016 alla presenza del Patriarca Francesco Moraglia, con l’inizio ufficiale del suo ministero pastorale. Il trasferimento a Jesolo lo aveva avvicinato alla famiglia, ordinato prete nel 1983 dal patriarca di Venezia Cardinale Marco Cè, oltre 30 anni di servizio pastorale alle spalle in otto parrocchie. L’ultima, prima del lido, quella di San Marco Evangelista di Mira. Ventidue anni fa era già stato cappellano a Jesolo Lido, nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice dove ha retto la comunità durante la malattia del parroco don Guerrino Bertolin e anche nel periodo di transizione fino all’arrivo del nuovo parroco.

Per don Alfredo è dunque un ritorno in luoghi conosciuti e amati in cui la comunità gli è molto affezionata. Nel giorno di Pasqua alcuni fedeli, soprattutto anziani, non hanno rinunciato alla preghiera. «E preghiera personale è stata», precisa don Alfredo, «chi sostiene altro non dice la verità. Le chiese sono aperte anche in questo periodo in cui sono in vigore delle restrizioni per il decreto del Governo. I fedeli, dunque, possono entrare in chiesa per pregare da soli. E così è stato anche domenica quando c’erano non più di 10 persone e tutte distanti diversi metri l’una dall’altra. La comunione è stata distribuita e rientra nella preghiera personale. Naturalmente devono essere rispettate le norme di igiene nella chiesa, indossare la mascherina e i guanti, rispettare appunto le distanze. Non ci deve essere assembramento. La particola, inoltre, non viene distribuita direttamente nella bocca, ma appoggiata nella mano. Non ritengo sia stata infranta alcune legge, sempre che si tratti di una preghiera personale che credo, nel giorno di Pasqua, possa essere compresa».

Ma la comunità, religiosa e non, si è subito divisa e molti ritengono che questa condotta abbia potuto pregiudicare le regole anti contagio.

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