Mose, test a Chioggia con mare mosso: il prefetto concede la deroga per i lavori

Ambiente Venezia: «Vigilare sui rischi per i lavoratori». Il commissario Nunziata: «Dimissioni per ragioni personali»

/ VENEZIA

Prove del Mose con mare mosso. Saranno le prime, stasera, a Chioggia, in condizioni meteo non ottimali. Un primo test per capire come si comporta la schiera delle paratoie a Chioggia. Forse la più «facile», nel senso che la bocca di porto è la più piccola e meno profonda e le dimensioni delle 18 paratoie sul fondo sono più piccole delle altre.


Via libera sofferto al sollevamento, che si farà in orario serale. Il prefetto ha inviato nelle ultime ore le deroghe ai lavori consentiti, su richiesta di imprese e sindacati. Comprendono le lavorazioni per i nuovi impianti del Mose e anche quelli per la riparazione della conca di navigazione di Malamocco. «Chiediamo vigilanza sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori», denunciano il comitato No Mose e Ambiente Venezia. E aggiungono polemici: «L’Italia è ferma ma il Mose va avanti, con gli scandali che ha portato fino ad oggi. Pensate a quanti ospedali avremmo potuto costruire con i 5 miliardi e mezzo del Mose». Ma l’ordine è quello di andare avanti. Lo ha scritto la commissaria Sblocca Cantieri Elisabetta Spitz agli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova. Che nel frattempo sono rimasti in due. L’avvocato Vincenzo Nunziata, nominato il 19 novembre scorso dal prefetto di Roma, si è infatti dimesso. «Ragioni personali», dice, «nessuna polemica con i miei colleghi». Un mistero che adesso dovrà essere svelato. Si dice che Nunziata abbia scoperto di non poter portare a termine il suo compito. O che non sia riuscito a «sbloccare» quello che riteneva fosse bloccato dalla burocrazia. Altri insistono sulle ragioni personali delle sue dimissioni, per una carriera che l’avvocato vuole continuare dentro l’Avvocatura di Stato. Con le sue dimissioni si risparmieranno adesso almeno 200 mila euro di onorari più alloggi e rimborso spese. Un milione di euro ogni anno viene speso invece per lo staff della commissaria Spitz, che conta adesso di sei persone, tra cui ingegneri, avvocati, un informatico e un addetto stampa. Obiettivo è quello di concludere gli impianti del Mose entro il 30 giugno, per far sì che l’opera sia utilizzabile in caso di emergenza a partire da quella data. E rispettare il cronoprogramma già fissato per collaudare la grande opera entro il 31 dicembre dl 2021. Intanto i problemi si accumulano. Uno è quello dei guasti tecnici del Mose, che ancora devono essere riparati, a cominciare dalla conca di navigazione di Malamocco. Troppo piccola per le navi, costata 360 milioni di euro, danneggiata dalla prima mareggiata nel 2015. Poi i finanziamenti per pagare gli stipendi al personale del Consorzio, circa 250 persone tra Consorzio e le aziende Thetis e Comar. «Li troveremo, anche questo mese gli stipendi saranno pagati», dicono al Provveditorato. Per il Consorzio si avvicina la scadenza della concessione, prevista per la fine dell’opera. La gestione del Mose dovrà essere affidata a un’Agenzia. —

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