Inti Ligabue: «Venezia può farcela se si adatterà subito ai mutamenti»

Idee per il terzo dopoguerra, l’imprenditore: da noi nessun contagiato su ottomila dipendenti, garantiremo anche tutti i posti di lavoro per poi ripartire al più presto

VENEZIA, «È un momento che nessuno di noi ha mai vissuto e per la sfida più grande che mi sono trovato di fronte da imprenditore, ma ne usciremo, questa emergenza sanitaria, e la crisi economica devastante che sta provocando, finirà, e anche se farà gravi danni, chi sarà più svelto a intuire i cambiamenti nel modello di sviluppo che innesterà, ripartirà. Noi stiamo già cercando».

L’ottimismo, oltre che la voglia di fare, non sono mai mancati a un imprenditore veneziano come Inti Ligabue, che ha scelto di mantenere in laguna la sede di una società che pure con le sue attività di catering e servizi navali gira per il mondo.


La Ligabue, che ha appena festeggiato il centenario, è nata e si è sviluppata in piena economia di guerra, quella del 1919 con il capostipite Anacleto e la situazione attuale non spaventa dunque anche un imprenditore di terza generazione (dopo il padre Giancarlo) come Inti.



Come sta vivendo la vostra azienda questa situazione difficilissima a livello mondiale?

«In piena attività, non ho lavorato mai tanto come in queste settimane, ma restiamo operativi, pur con tutte le difficoltà del momento e lavorando quasi tutti da casa in smart working La priorità resta in questo momento per tutti resta quella della salute e posso dire con soddisfazione - sperando che continui così - che finora nessuna delle circa 8 mila persone che lavorano per noi in dodici Paesi è rimasta contagiata dal virus».

Come vi state muovendo?

«Anche noi abbiamo attivato alcuni ammortizzatori sociali, ma ci sono tre priorità che vogliamo rispettare: mantenere tutti i posti di lavoro attuali, conservare anche la struttura organizzativa e il capitale umano, fondamentale per una società di servizi come la nostra. E infine metterci nelle condizioni di ripartire non appena la crisi economica si sarò allentata. Chi sarò più abile e veloce nel capire come è mutato il quadro economico generale, riuscirò subito a rimettersi in moto e a trasformare questa situazione drammatica in un’opportunità, Noi stiamo cercando di attrezzarci, anche riducendo per il momento gli investimenti, per avere i mezzi poi per ripartire. Ma certo serve un aiuto per tutto il sistema da parte del Governo e dell’Europa».

In che modo?

«Il rinvio delle scadenze fiscali per le imprese, anche se può dare un sollievo momentaneo, serve a poco. Bisogna che le banche ricomincino sul serio e con generosità ad erogare credito alle imprese e che il Governo garantisca non prestiti ma contributi a fondo perduto alle imprese che hanno subito danni ma si presentano in condizioni di ripartire. Serve assolutamente una spinta iniziale, perché per ritornare alla situazione previrus, ci vorrà tempo».

Questo vale anche per la “sua” Venezia, che ha perso il turismo, la principale fonte di sostentamento.

«Ho molti amici che vivono di e nel turismo a Venezia e che passano ora un momento difficilissimo, ma superata la crisi, i turisti torneranno. Il mondo non smetterà di voler vedere Venezia, di tornare in questa città meravigliosa, anche se naturalmente ci vorrà del tempo. Per questo ci vorrà un aiuto iniziale al sistema da parte del Governo. Ma, anche se in questo momento sembra difficile dirlo, può essere anche un’opportunità perché Venezia cambi in parte il suo modello di sviluppo e affianchi al turismo altre attività».

A cosa pensa?

«Una delle idee sempre sostenute da mio padre Giancarlo e in cui anch’io credo è che Venezia dovrebbe avere uno statuto speciale che le consenta di avviare una forte defiscalizzazione delle attività legate alla cultura, all’artigianato di qualità e alle tecnologie avanzate, per creare stabilmente altre attività produttive. Questa città deve inoltre rivendicare il suo ruolo di capitale europea della cultura e dell’ambiente, che le venga riconosciuto con la possibilità di ospitare enti e istituzioni chiamati a occuparsi del suo patrimonio e del suo straordinario ecosistema, portando così qui anche nuova residenza. Il sistema c’è già, si tratta solo di svilupparlo e di creare le giuste condizioni intorno ad esso. I veneziani, come in generale gli italiani, sono persone che non si arrendono e non lo faranno neanche questa volta, anche se questa innestata dal coronavirus è una crisi epocale, che ci tocca tutti e da cui possiamo solo uscire insieme. Io personalmente resto convinto che ce la faremo, bisogna solo saper tener duro in questo momento». —

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