Contenuto riservato agli abbonati

Oltre il Coronavirus: idee per la Venezia del terzo dopoguerra

La città invasa prima dai turisti, poi dall'acqua granda, ora spettralmente deserta: come sarà, dopo? Il dibattito lo apriamo noi

VENEZIA. Martedì 24 marzo 2020. Dopo settimane di dibattiti sui giornali, in rete e nei social, il sindaco Lugi Brugnaro si presenta in conferenza stampa e dichiara: «Dopo questa emergenza dovremo cambiare il nostro modello di sviluppo basato sul turismo. Puntare sulla fibra e sul telelavoro».

Lo pensano tutti, che nulla sarà più come prima. Lo pensano, lo dicono. Vale per le nostre vite, vale per le nostre città. Tutte si sono svuotate, tutte ora sono spettrali e belle. Strettralmente belle. Ma Venezia, è un'altra cosa. Perchè Padova, o Verona, o Trieste, puoi vederle semideserte in una domenica d'estate, raro ma succede. Ma Venezia, così, non l'avevamo mai vista prima.

Idee per la Venezia del terzo dopoguerra

Un giornale è specchio della sua comunità. In essa si ritrova, così come la comunità si ritrova nel suo giornale di riferimento. Il progetto che vuole aprire un ragionamento collettivo interno alla città che vedremo a emergenza finita ha un titolo volutamente forte: "Idee per la Venezia del terzo dopoguerra". Nessun catastrofismo, ma la consapevolezza - che non è ancora patrimonio condiviso - che usciremo dal Coronavirus con macerie che non saranno di palazzi sbriciolati dalle bombe, ma di famiglie sbriciolate dai lutti che non hanno potuto neppure celebrare, di economie sbriciolate dalla serrata generale, di vite che dovranno ricostruirsi a fatica.

Venezia dei flussi, dei tornelli, delle grandi navi, delle maree e della sua cultura, della natura e del mose, dove andrà domani questa Venezia? Qui troverete via via linkati gli interventi che raccoglieremo lungo questo percorso che speriamo interessante e fecondo di progettualità.

Tartellette di frolla ai ceci con kiwi, avocado e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi