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Procura tranquilla: «L’indagine è solida»

Dopo il “No” allo scioglimento per mafia del Comune di Eraclea, l’Antimafia conferma le sue accuse al clan Donadio

Carlo Mion
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Carlo Mion / eraclea

In Procura Antimafia a Venezia non sono preoccupati del fatto che il Ministero dell’Interno non abbia accolto la richiesta del Prefetto di sciogliere per mafia il comune di Eraclea. Gli inquirenti sono fiduciosi dell’impianto accusatorio che ha già portato a processo con rito ordinario 45 persone, mentre altre 25 hanno scelto riti alternatici.

Il prossimo 21 aprile, si terrà la seconda udienza del processo con rito abbreviato a carico di 25 imputati dell’inchiesta sui Casalesi di Eraclea. A processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta, Giacomo Fabozzi (avvocati Martino Sforza e Jacopo Stefani) che sta valutando di farsi interrogare dal giudice. Fabozzi è accusato di essere partecipe dell’associazione mafiosa guidata dallo zio Luciano Donadio e incaricato dei lavori più muscolari: botte e minacce nei confronti di chi non pagava o non ubbidiva. Per conoscere la posizione degli altri imputati bisognerà aspettare il 21 aprile. Tra le figure cardine di questa fase processuale ci sono l’ex sindaco e vicesindaco di Eraclea Graziano Teso (difeso da Daniele Grasso) a processo per favoreggiamento esterno all’associazione mafiosa di cui secondo l’accusa rappresentata dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini sarebbe stato punto di riferimento in Comune, fornendo la giusta copertura amministrativa.

E ancora l’avvocato Annamaria Marin (difesa da Tommaso Bortoluzzi) a processo per favoreggiamento con l’aggravante mafiosa per aver passato informazione coperte da segreto d’ufficio a Luciano Donadio, o l’ex poliziotto Moreno Pasqual (difeso da Giorgio Bortolotto), che da pochi giorni si trova ai domiciliari, accusato di aver passato informazioni all’associazione. E ancora Christian Sgnaolin (Alessio Bacchin), braccio economico di Donadio per le fatture false, che dopo l’arresto ha cominciato a collaborare, dimostrando l’intenzione di cambiare rotta.

Tutti gli altri imputati, compreso il boss Luciano Donadio, andranno a dibattimento, prima udienza l’11 giugno. Mentre l’ex sindaco di Eraclea Mirco Mestre, accusato di voto di scambio politico-mafioso che aveva scelto il giudizio immediato sarà davanti al giudice il 21 maggio, ma è possibile che la sua posizione venga accorpata a quella degli altri imputati a dibattimento.

Dei settanta imputati, trentasette sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Complessivamente i pm hanno definito 88 capi d’imputazione tra cui estorsione, usura, detenzione di armi, spaccio di sostanze stupefacenti, bancarotta e false fatturazioni. Durante questi 9 mesi di indagine, le imputazioni sono rimaste pressoché invariate, fatto salvo per lo stralcio di alcune posizioni minori.

La prima udienza del dibattimento è fissata per l’11 giugno. Inizierà un processo che si preannuncia lungo e molto pesante per il Tribunale già in sofferenza per la mancanza di personale amministrativo. A questa situazione critica si dovrà aggiungere l’emergenza che si è creata con il dilagare della pandemia da corona virus. —

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