Mose, cantieri fermi e stop alle prove per le paratoie

L’emergenza travolge anche la grande opera. Sospesi i sollevamenti di marzo Lavori a rilento, i dipendenti stanno a casa. Il rischio di non avere i finanziamenti

Alberto Vitucci

Prove del Mose sospese. E cantieri fermi, quasi ovunque. Lo tsunami virale travolge anche la grande opera. E costringe a scelte diverse dettate dall’emergenza. È saltato il test programmato nei giorni scorsi per sperimentare la tenuta e il funzionamento delle 19 paratoie della bocca di porto di Malamocco. «Troppo rischioso per gli addetti ai lavori». E così gli amministratori straordinari del Consorzio hanno deciso per la sospensione. Per movimentare le paratoie sono necessarie squadre di operai e ingegneri. Molti sono in barca, la gran parte nelle centrali di controllo e nei corridoi sott’acqua tra una paratoia e l’altra. Troppo alto il rischio, e poi il decreto del governo vieta questo tipo di assembramenti. Salterà anche la prossima prova, prevista per fine marzo. E i tempi già decisi rischiano di allungarsi ancora.


Ma in questi giorni di emergenza nazionale ci si è quasi dimenticati anche dell’acqua alta. Non significa che il progetto verrà accantonato. Ma un ritardo è già in corso.

Fermi anche i cantieri della manutenzione, l’Arsenale, i lavori di restauro e gli interventi in laguna. Quasi tutti i 250 dipendenti del Consorzio e delle aziende collegate – Comar e Thetis – lavorano da casa. Gli altri sono in attesa di capire cosa succederà

Quadro non molto limpido all’orizzonte, come del resto per tutto il Paese alle prese con un’emergenza che non ha precedenti nei tempi moderni. Difficile anche promettere risorse, come era stato fatto fino a non più tardi di un mese fa. Il bilancio dello Stato adesso è a rischio. Dovrà garantire miliardi di euro per il sostegno dell’economia, una volta che l’emergenza sarà finita- Sono tante le priorità in questo momento, a cominciare dal sostegno alle aziende, la Cassa integrazione, gli aiuti fiscali al mondo del commercio e delle Piccole imprese.Difficile allora sarà reperire le risorse aggiuntive necessarie a continuare la grande opera. Duecento milioni di euro servono per il 2020.

La commissaria Sblocca cantieri Elisabetta Spitz si era impegnata a garantirli, così come il provveditore Cinzia Zincone. Ma adesso diventa tutto più difficile.

Il Mose è costato fino a oggi 5 miliardi e mezzo di euro. Ma molti soldi sono necessari per portare a termine le prove – entro il giugno di quest’anno dovrebbe essere pronto almeno per l’emergenza – e per completare i lavori compensativi e collaterali. Bloccata anche l’operazione di spostare in terraferma il cantiere per la manutenzione delle paratoie, in un primo momento insediato all’Arsenale Nord, nell’area dei Bacini di carenaggio. L’ex provveditore Roberto Linetti aveva deciso il trasfertimento del centro della manutenzione, lasciando invece in Arsenale la control room una volta che sarà completata e la gestione delle operazioni. In questo modo, secondo gli esperti allora consultati si sarebbe avuro u risparmio di 90 milioni di euro. Decisione che syava per essere ritrattata con l’arrivo della commissaria. Ma che comitati e associazioni vogliono mantenuta per rispetto al complesso monumentale, che potrebbe essere utilizzato per la cantieristica. Intanto, con il virus, tutto è sospeso. —

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