Coronavirus, Venezia: chiesta la Cig per 2.500 lavoratori

Il presidente di Confindustria Marinese critica le misure del nuovo Decreto: «Nessun aiuto a chi fattura più di 2 milioni»

MESTRE. «Abbiamo già accumulato richieste di cassa integrazione per le imprese nostre associate che coinvolgono, per il momento, circa 2.500 lavoratori nella sola provincia di Venezia. E siamo solo all’inizio», sbotta il presidente di Confindustria di Venezia e Padova, Vincenzo Marinese, che si dice del tutto insoddisfatto delle misure previste dall’ultimo decreto del premier Giuseppe Conte. «A leggerle bene» dice «le nuove norme aumentano ancor più lo stato di incertezza in cui vivono le nostre imprese».

Confindustria ha già fatto presente che se ci fossero le mascherine e se le aziende fossero messe in grado di garantire la protezione dei propri dipendenti, molte di loro non sarebbero costrette a sospendere l’attività a causa dell’epidemia. «Siamo al paradosso» sostiene il presidente Vincenzo Marinese «ci siano milioni di mascherine destinate all’Italia bloccate in Turchia e Marocco» .


«La scorsa settimana ho inviato una lettera al premier Conte in cui ho fatto presente da un lato la necessità di tutelare la salute collettiva e dall’altro la salvaguardia del tessuto economico, che vale 35 miliardi di euro con il 39% di quota export» spiega Marinese. Abbiamo, infatti, predisposto un elenco concreto di provvedimenti per tamponare gli effetti nefasti di Covid-19 e così anche abbiamo individuato le azioni da intraprendere per rilanciare l’economia al termine dell’emergenza sanitaria. Ma le nostre proposte ad oggi, dopo la pubblicazione del Decreto “Cura Italia”, non sono state sostanzialmente accettare». «Volete qualche esempio?» continua Marinese. «Per le imprese con oltre i 2 milioni di fatturato annuo, cioè che sono quelle che più contribuiscono al Prodotto Interno lordo e all’occupazione, dovranno comunque pagare, entro i 4 giorni di proroga concessa, Iva, contributi e imposte puntualmente, senza nessun sconto o rateizzazione. Eppure il Governo lo sa che le imprese costrette a sospendere l’attività produttiva, sono già in grande difficoltà e non hanno la liquidità necessaria a rispettare le scadenze di contributi ed imposte». E non finisce qui, per il presidente di Confindustria c’è un doppio danno per le imprese: «in questo mese abbiamo visto tutti quanto interessi economici degli altri Paesi prevalgano sulla solidarietà. Siamo sotto attacco da parte dei nostri concorrenti, pronti ad approfittare dei momenti di debolezza per conquistare nuove fette di mercato o di clienti».

«È vero la salute viene prima di tutto e il nostro sistema sanitario sta reggendo – aggiunge Marinese – ma in alcuni casi rischia di arrivare al collasso. Per questo ci auguriamo che il prossimo Decreto, annunciato dal premier, prenda in riferimento per le norme di sostegno all’economia anche le aziende medie e grandi, prevedendo di estendere anche a loro le agevolazioni fiscali e contributive e favorire la liquidità di cassa, altrimenti sempre più aziende saranno costrette a chiudere del tutto la loro attività e lasciare a casa per sempre i loro dipendenti».

Se non vogliamo che ciò accada, secondo il presidente di Confindustria, è necessario «intervenire subito anche sulle grandi e medie aziende, che dovranno fare i conti con una crisi epocale poiché quando l’epidemia sarà cotto controllo, i mercati e le imprese per riprendersi avranno bisogno di tempo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Tartellette di frolla ai ceci con kiwi, avocado e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi