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Il miele e l’amore per le api, la scommessa vinta di Mara

L’imprenditrice veneziana produce nell’isola di Sant’Erasmo sette qualità diverse ma chiede regole meno ferree da parte della Regione: «Valorizziamo il territorio» 

VENEZIA. Mara La Rosa è una donna straordinaria e innovativa: mette a disposizione degli altri la passione per le api. Ne ha oltre due milioni che ogni cento voli producono una goccia di miele. Mara è generosa. Agli insetti lascia, come nutrimento, parte del loro miele profumato di carciofo, fiori di barena (limonio), piante della flora lagunare, astro marino, salicornia. Mara, veneziana, classe 1962, con le infaticabili amiche, bioindicatori della salute lagunare, ha un rapporto davvero speciale. L’amicizia è nata sette anni fa un po’ per caso, un po’ per curiosità.



«Da tempo desideravo conoscerle ma non avevo mai avuto l’opportunità di avvicinarmi al loro mondo operoso che mi ha sempre affascinata. Sono sensibili, hanno il senso della comunità. Ogni giorno mi insegnano qualcosa, la coesione, la solidarietà. L’organizzazione sociale è perfetta; seguono cicli di lavoro di stagione in stagione», spiega Mara mentre i suoi grandi occhi sprizzano gioia. Un giorno un amico ha assecondato il suo sogno accompagnandola nel luogo dove sono collocate le piccole e colorate casette. Le api popolano l’isola di Sant’Erasmo conosciuta come l’orto di Venezia, neppure mille abitanti disseminati lungo una striscia di terra sabbiosa di quattro chilometri, famosa per i carciofi violetti, la verdura, i vigneti, la Torre Massimiliana, i campioni del remo. L’incontro ravvicinato le ha cambiato la sua vita. Quando Mara si avvicina agli alveari le api le vanno incontro, l’annusano, la riconoscono dall’odore, tengono memoria e la riutilizzano. Ora senza di loro, non può più vivere. «Sono diventate parte di me e della mia famiglia. In inverno quando rientro a Mestre mi manca la loro presenza; il loro ronzio è un antistress», dice sorridendo. Nell’isola le api (40 alveari) occupano un raggio d’azione circolare di 3 chilometri. Per raggiungerle Mara ha acquistato anche un’Apecar che ha fatto dipingere a righe gialle e nere. Instancabile lavoratrice come le sue api Mara talvolta va a recuperare, su chiamata, sciami in centro storico. Alcuni provengono dalle Fondamenta Nuove. «Le mie api sono autoctone», precisa mentre racconta un fiume di curiosità. Una fra tante. Prima di nascere l’ape regina si annuncia con un canto melodioso che è un battere di ali, invece l’ape reale anziana abbandona l’alveare seguita da metà di api operaie. Poi l’ape senior trasloca e per circa 24 ore va ad appoggiarsi sul punto più alto. L’azienda apistica di Mara, a conduzione familiare, produce sei tipi di miele biologico (barena, acacia, tiglio, millefiori primaverile, estivo, autunnale) che ha chiamato “miele del doge”.



Nelle parole di Mara traspare un po’ di amarezza. «Vorrei valorizzare di più il territorio, tutelare il mondo delle api e ripensarlo sotto l’aspetto giovani-natura. Sto frequentando appositi corsi di formazione e mi piacerebbe creare un centro didattico per le scuole con laboratori e visite guidate che possano far cultura sul valore delle api per il nostro ecosistema. Purtroppo l’isola di Sant’Erasmo è considerata centro storico. Significa che è soggetta ai vincoli della Regione». Nel giorno della festa della donna Mara rivolge un appello: «C’è un modo semplice per uscire dall’impasse?». —


 

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